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Sallusti in carcere per diffamazione, inizia il "countdown"

Alessandro Sallusti tra 29 giorni entrerà in carcere per uscirne dopo 14 mesi, per una diffamazione a mezzo stampa. Politici e istituzioni sembrano finalmente decisi a metter mano ad una legge che fa da "effetto deterrente sulla libertà del giornalista di informare". Il countdown, comunque, è partito.

Alessandro Sallusti tra 29 giorni rischia di veder spalancate le porte del carcere per aver diffamato a mezzo stampa. O meglio, vista la (tardiva?) confessione di Renato Farina, per essere colpevole di omesso controllo, in quanto all'epoca dei fatti direttore di Libero. Ora Alessandro Sallusti non è più invece neanche direttore de Il Giornale, perché dopo la condanna a 14 mesi di carcere si è dimesso lasciando il posto al fondatore della testata, Gian Galeazzo Biazzi Vergani. Inizia quindi per Sallusti il countdown verso le patrie galere, visto che l'ormai ex direttore de Il Giornale ha immediatamente specificato che non chiederà "la pena alternativa dell'affidamento ai servizi sociali" per sottoporsi "ad un piano di rieducazione". Ma il conto alla rovescia comincia anche per i giornalisti italiani, perché con Sallusti in carcere anche tutti loro verrano privati della libertà, già molto risicata. Alessandro Sallusti non intende chiedere la grazia al Capo dello Stato, anche perché come sottolineano De Bellis, Porro e Tramontano su Il Giornale, quel che serve è "giustizia, non clemenza. Non si chiedono sconti, ma leggi più giuste per tutti". Giorgio Napolitano e Paola Severino, dopo la notizia della condanna a 14 mesi di carcere "hanno convenuto sulla esigenza di modifiche normative in materia di diffamazione a mezzo stampa, tenendo conto delle indicazioni della Corte europea di Strasburgo, non escludendo possibili ricadute concrete sul caso Sallusti". Il carcere per la diffamazione a mezzo stampa "è una anomalia del nostro Codice Penale" precisa anche l'Odg della Lombardia, che auspica "l'approvazione urgente e necessaria di una riforma di queste norme incompatibili con il principio della libertà di espressione, che è un bene primario per la democrazia". Le istituzioni sembrano quindi decise a mettere mano ad una legge che va contro anche quanto sancito dalla Corte europea di Strasburgo che precisa come il carcere abbia un "effetto deterrente sulla libertà del giornalista di informare", con una sentenza emessa però ben 3 anni fa. Ci voleva quindi il direttore di un grande giornale in galera per smuovere, se non le coscienze, almeno le penne (o i tablet) dei politici. Il countdown, comunque, è partito.

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