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Riforma editoria, Odg: scippati diritti dei pubblicisti. Iacopino: giornalisti restano schiavi

"Gli editori possono brindare" afferma Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine dei giornalisti, commentando il primo ok alla Camera della legge sull'editoria. "Avevamo proposto e auspicato delle riforme che, oltre al dimezzamento del numero dei consiglieri nazionali, tenessero conto delle esigenze e del futuro della professione" sottolinea anche Santino Franchina, vicepresidente dell'Odg.

"Gli editori possono brindare assieme ai loro complici di mille misfatti: il contratto da fame, la vergogna della delibera sull'equo compenso, la devastazione di alcuni diritti di chi ha lavorato per una vita e quella di quanti, senza tutele, dovranno accontentarsi delle mancette in cambio di un lavoro sempre più faticoso" afferma Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine dei giornalisti, commentando il primo ok alla Camera della legge sull'editoria.
"Gli stessi editori che potranno continuare ad incassare danari pubblici, senza neanche dimostrare di avere retribuito i giornalisti. - prosegue Iacopino - E potranno continuare a nascondere i molti interessi che hanno in altre attività così che i cittadini non sapranno mai perché certe notizie spariscono o vengono esaltate. E' davvero il momento di riflettere su chi fa questo lavoro e di dare voce ai diritti calpestati da patti tanto scellerati quanto inconfessabili".
Gli fa eco Santino Franchina, vicepresidente dell'Odg che in relazione alla riforma dell'editoria sottolinea: "Esistevano tanti modi per ridurre la composizione del Consiglio Nazionale dell'Ordine, ma la Camera ha deciso nel modo peggiore stabilendo un taglio netto che non tiene conto né delle esigenze di funzionamento dell'Ordine stesso né della necessità di garantire una rappresentanza a tutte le Regioni. Avevamo proposto e auspicato delle riforme che, oltre al dimezzamento del numero dei consiglieri nazionali, tenessero conto delle esigenze e del futuro della professione. Invece arriva solo una nuova normativa che prevede un ridimensionamento del Consiglio nazionale a 24 professionisti e 12 pubblicisti".
"Una decisione che diventa, quindi, uno 'scippo' per gli iscritti di almeno 15 Regioni che non potranno più eleggere propri consiglieri e assume il sapore di una beffa soprattutto per i pubblicisti che subiscono un rapporto di rappresentanza penalizzante pur essendo il 70 per cento degli iscritti. - osserva Franchina - Ancora più discriminante appare la norma che impone, ai soli pubblicisti, una posizione Inpgi attiva per potere essere eletti. Una soluzione che esclude di fatto migliaia di colleghi iscritti ad altri enti previdenziali non per scelta, ma a seguito di accordi sindacali o per politiche aziendali che fino ad ora sono state criticate solo dall'Ordine dei giornalisti".

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