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Pubblicisti: dal 13 agosto l'albo verrà abolito. Le 10 domande a Monti

Il decreto Monti salverà pure l'Italia ma non di certo l'Albo dei pubblicisti, che dal 13 agosto verrà cancellato. Le conseguenze di tale provvedimento sono molto più complesse di quanto si pensi, e per questo alcuni giornalisti pubblicisti pongono a Mario Monti 10 domande, nella speranza che il premier risponda, magari a differenza di altri come successo nel passato.

Che fine faranno i giornalisti pubbliciti? E' questa la domanda a cui nessuno sa dare ancora una chiara risposta, tranne forse Mario Monti e il suo governo, che con il decreto "Salva Italia" va ad abolire di fatto la categoria dei pubblicisti, che forse per il premier tecnocrate non sono abbastanza importanti da dover essere salvati insieme al Paese. All'articolo 33, che parla "di soppressione di limitazioni all'esercizio di attività professionali" si legge infatti: "Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali (in contrasto con i princìpi di cui al comma 5, lettere da a) a g), del dl 183-2011) sono abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5 e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012. Il Governo, entro il 31 dicembre 2012, provvederà a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge che non risultano abrogate per effetto del comma 5-bis, in un testo unico da emanare ai sensi dell'articolo 17-bis della legge 23 agosto 1988, n. 400". Dal 13 agosto 2012, quindi, l'Ordine dei giornalisti non potrà più iscrivere i pubblicisti nell'apposito elenco dell'Albo (per approfondimento sull'articolo leggere http://is.gd/fwWK0U). Perché? Perché in nome delle "liberalizzazioni" (paradossalmente), solo chi sosterrà un esame di Stato, come stabilito dalla Costituzione italiana all'articolo 33, comma 5, potrà far parte di un Albo e di un ordine (e conseguentemente fregiarsi del titolo di professionista). Da metà agosto quindi circa 100mila pubblicisti, cioè "coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi" (come stabilisce la legge 3 febbraio 1963, n. 69) non solo non potranno più dirsi giornalisti ma non potranno più esercitare quella che per loro era una professione. Come spiega infatti la consigliera nazionale dell'Odg Antonella Cardone, "dal prossimo 13 agosto il giornalismo potrà essere praticato SOLO ED ESCLUSIVAMENTE dai giornalisti professionisti iscritti all'Ordine. Chiunque scriverà in modo continuativo (ad esempio più di dieci articoli l'anno) potrà essere oggetto di denuncia penale per esercizio abusivo della professione" (http://is.gd/8pHKc4). La questione dei pubblicisti appare infatti molto più complessa di quanto possa sembrare, e non può certo risolversi invitando tutti ad iscriversi all'albo dei praticanti per diventare professionisti, anche perché tecnicamente impossibile (vista anche la crisi economica mondiale). Abolendo i giornalisti pubblicisti, verrà infatti a morire buona parte dell'editoria italiana (quella spesso davvero indipendente), minando la già risicata libertà di stampa del nostro Paese. Una parte dei pubblicisti chiede quindi a Mario Monti di rispondere a queste (prime) 10 domande, ricordando che essere giornalista non è solo una voce di bilancio ma anche una vocazione, e che Indro Montanelli rispondendo alla domanda su cos'era per lui il giornalismo disse: "Credo che lo farei anche gratis, non saprei come mangiare ma, sì, lo farei anche gratis. E' la mia passione, il mio amore, la mia dannazione, la mia fatica, il mio passatempo, è tutto! Il giornalismo è: vai a vedere senza pregiudizi e racconta quello che hai visto". 1) Come sarà possibile privare di un titolo chi lo ha già conseguito? 2) Se una testata giornalistica vorrà continuare ad avere la sua rubrica settimanale (per esempio 'sulle implicazioni nella vita reale della fisica quantistica' o 'sulla lettura corretta dei neumi del canto gregoriano') finora curata da un giornalista pubblicista, a chi si potrà rivolgere visto che "chiunque scriverà in modo continuativo (ad esempio più di dieci articoli l'anno) potrà essere oggetto di denuncia penale per esercizio abusivo della professione"? I pubblicisti, infatti, sono nati anche come supporto "tecnico" per i giornali, per tutti quegli argomenti specifici e specializzati su cui i giornalisti professionisti non sanno scrivere (non essendo onniscienti). 3) Che fine faranno tutti quei giornali e periodici, cartacei e online, che hanno come direttore responsabile un giornalista pubblicista? Dovranno chiudere? 4) Stesso discorso per quei giornali o periodici che si reggono grazie al lavoro di pubblicisti: questi rimaranno senza un lavoro e la testata sarà costretta a chiudere, visto che non avrà più una redazione "a norma di legge"? 5) Spesso un pubblicista "acquisisce punteggio" (e mansioni) per il fatto di essere un giornalista nell'ambito di un altro lavoro. Cosa succederà nel "secondo" lavoro se non potrà più dichiarare nel proprio curriculum, ma anche in gratuatorie statali, di far parte di un Albo? Verrà declassato? Verrà licenziato? 6) Che fine faranno i soldi versati dai giornalisti pubblicisti all'INPGI? 7) Che fine faranno i soldi versati dai giornalisti pubblicisti all'Ordine dei giornalisti, anche al momento della loro iscrizione all'Albo? 8) Che fine faranno i soldi versati all'Agenzia delle Entrate, versati al momento della presentazione della domanda all'elenco dei pubblicisti? 9) Che fine faranno tutti quelle persone che in questo momento stanno completando le collaborazioni per potersi iscrivere all'elenco pubblicisti? Per loro, e per tutti coloro che attualmente collaborano come pubblicisti (con piccole, grandi o ridicole retribuzioni) a quanto ammonterà il "danno esistenziale" provocato dalla cancellazione del proprio lavoro - sogno - missione - mestiere - servizio - principio - vocazione - passione - amore - dannazione - fatica - passatempo - tutto? 10) Il prossimo anno, Freedom House a che posto della classifica sulla libertà di stampa inserirà l'Italia, attualmente giudicato come un Paese con una informazione "parzialmente libera", alla 72esima posizione insieme al Benin, Hong Kong e India? Cancellare infatti in un solo giorno decine di migliaia di giornalisti, rendendo la pubblicazione delle idee e delle istanze sempre più ristretta ad una cerchia elitaria, non è democrazia, non è certo libertà di stampa e tantomeno progresso per il Paese.

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