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Ordine dei giornalisti: NO all'abolizione, firma la petizione

Il Governo non sembra aver ceduto, ma solo rinviato, la discussione sulla "liberalizzazione delle professioni", solo che in maggiore pericolo risulta l'Ordine dei giornalisti, e in particolare la categoria dei giornalisti pubblicisti.

Nel testo varato dal Parlamento con la manovra correttiva, quella approvata in fretta e furia perché le borse andavano a picco (anche ora non vanno troppo bene ma non sembra esserci più lo stesso allarmismo) e grazie al richiamo alla "coesione nazionale" di Giorgio Napolitano, è stato anche introdotto un emendamento all'art. 29 del D.L. 6 luglio 2011 n. 98, in base al quale, "ferme restando le categorie per il cui accesso è previsto l'Esame di Stato (cui l'esame di idoneità professionale per i giornalisti è assimilato), il Governo si riserva di formulare proposte di liberalizzazione di servizi e attività; decorsi otto mesi dalla data di entrata in vigore del suddetto D.L., tutto ciò che non sarà regolamentato sarà libero". Insomma, ritorna il famoso emendamento per "liberalizzare le professioni", solo che ad essere "liberalizzate", in questo caso, sembrano essere solo quelle per cui non è previsto un esame di Stato, come la categoria dei giornalisti pubblicisti, la cui nascita risale al 1877 e che rappresenta il 75 per cento degli iscritti all'Ordine, che "difficilmente riuscirebbe a sopravvivere e soprattutto, rappresenterebbe il primo passo verso lo smantellamento degli istituti di categoria", come sottolinea il sito giornalisticalabria.it che promuove una petizione per dire NO all'abolizione dell'Ordine dei giornalisti. Tra i primi firmatari "Domenico Falco (Giunta esecutiva Fnsi – Vicepresidente Odg Campania), Carlo Parisi (Giunta esecutiva Fnsi – Segretario Sindacato Giornalisti della Calabria), Ezio Ercole (Consigliere nazionale Fnsi – Vicepresidente Odg Piemonte), Gino Falleri (Consigliere nazionale Fnsi – Vicepresidente Odg Lazio), Vincenzo Colimoro (Consigliere nazionale Fnsi – Presidente Assostampa Campania), Lorenzo Del Boca (Consigliere nazionale Odg), Maurizio Andriolo (Vicepresidente vicario Inpgi), Giuseppe Gallizzi (Presidente Revisori dei Conti Odg) e Attilio Raimondi (Consigliere nazionale Odg – Sindaco revisore Inpgi)". Firmare la petizione (al link - http://is.gd/ZDICmO) è infatti "un gesto doveroso – fanno notare i colleghi, primi firmatari – se vogliamo tutelare la nostra professione, in tutte e due le sue componenti, professionisti e pubblicisti, che hanno pari dignità, anche rappresentativa: se si arrivasse, infatti, all'abolizione dell'Ordine e dell'esame di Stato per l'accesso alla professione, ci troveremmo in mezzo ad una giungla. Senza regole, né tutele". Se quello che si paventa, cioè l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, si andasse a realizzare, si assisterebbe infatti allo smantellamento non solo del "mestiere" del giornalista (che nella maggior parte dei casi non è fatto di privilegi ma soprattutto di doveri, come quelli deontologici) ma anche degli istituti di categoria ad esso collegati, come l'INPGI, la la 'cassa previdenziale' sana dei giornalisti che "che fa gola a molti", come evidenzia in un articolo sempre la Redazione di giornalisticalabria.it L'Ordine dei giornalisti è essenziale, in un Paese come l'Italia, perché per migliaia di iscritti, soprattutto pubblicisti, questo rappresenta un organo di tutela e rappresentanza, per una professione che spesso risulta anche molto rischiosa, soprattutto se esercitata con passione. Non tutti i giornalisti, sarebbe bene ricordarlo, sono infatti "tutelati" da grandi aziende come la Rai (vedi la battaglia di Report - http://is.gd/EspJwm) o da gigantesti gruppi editoriali. Ma il pericolo per la categoria dei giornalisti non arriva solo da questo emendamento. La Commissione Cultura della Camera (senza nessun passaggio in Aula) avrebbe dovuto licenziare mercoledì 27 luglio la proposta di legge sulla modifica della legge 69 del 1963, quella appunto che istituisce e regola l'Ordine dei giornalisti. Tale proposta di modifica alla fine ha subito una battuta d'arresto, e la trattazione è rinviata poiché sembra che molti componenti della Commissione parlamentare non erano a conoscenza che il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti aveva "sottoscritto una mozione con la quale invitava il presidente, Enzo Iacopino, ad esprimere 'parere negativo' alla riforma proposta dal Comitato ristretto della VII Commissione della Camera dei deputati" e dove si evidenziava che "il testo licenziato non risponde alle esigenze di riforma dell'ordinamento, in quanto non disciplina compiutamente la professione giornalistica", come ricorda strill.it (http://is.gd/azwPU1). Insomma, la questione delle "liberalizzazioni delle professioni" sembra essere semplicemente rinviata, ma per i giornalisti il tempo non gioca a loro favore. Per questo motivo un primo segnale importante, mentre si attendono interventi ufficiali da parte di Fnsi e CNOG, è quello di firmare la petizione promossa da giornalisticalabria.it (http://is.gd/ZDICmO) dove "giornalisti professionisti e pubblicisti denunciano che è in atto un attacco politico di ampio respiro alle professioni italiane" evidenziando che "le prospettate liberalizzazioni – che verranno riproposte dopo la pausa estiva – incideranno sulla professione di giornalista che verrà snaturata nella propria identità, nella propria indipendenza, oltre che nel trattamento economico" sottolineando che "è impegno di tutti i giornalisti italiani, nelle proprie rappresentanze istituzionali e associative, perseguire questo obiettivo in ogni azione e determinazione" sottoponendo "ai giornalisti italiani l'esigenza di mobilitarsi per contrastare ogni azione politica e legislativa diretta, da un canto, ad abolire gli Ordini professionali e segnatamente l'Ordine dei Giornalisti, dall'altro a sacrificare gli irrinunciabili valori di indipendenza e autonomia della professione di giornalista".

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