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Mafia Capitale, Ermini (PD): vicenda giornalisti denunciati non centra con delega su intercettazioni

"La vicenda dei giornalisti denunciati che seguono Mafia Capitale non c'entra affatto con la riforma delle intercettazione", così in un comunicato David Ermini, membro del PD .

A metà ottobre la notizia che quasi un centinaio di giornalisti sono stati denunciati "con un solo esposto dagli avvocati difensori degli indagati di Mafia Capitale" come riferiva Paolo Pirovano, segretario nazionale dell'Ordine dei giornalisti per "la pubblicazione pedissequa in articoli di stampa di atti, o stralci degli stessi, di un procedimento penale in fase di indagine", spiegava invece Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi. Oggi che si apre il processo su Mafia Capitale, David Ermini, Responsabile Giustizia del PD, esprime "solidarietà" sottolineando che invece "i giornalisti devono poter fare liberamente il loro mestiere, e devono essere tutelati nella loro professione". Il deputato dem assicura però che "la vicenda dei giornalisti che seguono Mafia Capitale non c'entra affatto con la riforma delle intercettazione: - aggiungendo - chi lega le due cose sbaglia di grosso. Ricordo che noi abbiamo votato una delega - che ancora deve essere approvata dal Senato - affinché il governo riordini la materia delle intercettazioni secondo due principi guida: tutelare la rilevanza pubblica delle notizie e, al contempo, la riservatezza dei fatti privati raccolti durante le intercettazioni ma che non sono attinenti alle indagini. Questi sono i nostri criteri anti-bavaglio. Vediamo quello che proporrà il governo, ma so di certo che il ministro Andrea Orlando è un garante del 'tasso di democrazia' degli interventi sull'intero sistema giudiziario".
Eppure fu lo stesso Lorusso, nel commentare la vicenda dei giornalisti denunciati, ad avvertire: "Torna in voga l'idea che si possa tentare di imbavagliare la stampa impedendo la pubblicazione di intercettazioni tra l'altro non più coperte da segreto istruttorio: è l'ennesimo esempio che deve far riflettere la politica sull'opportunità di una delega in bianco al governo su una materia così delicata. - ricordando - E' anche a causa di episodi come questo che l'Italia occupa il 73/o posto nella classifica sulla libertà di stampa".

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