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Libia, giornalisti liberati: "Primo pensiero va all'autista ucciso"

I 4 giornalisti italiani sono stati liberati, forse da "lealisti" di un gruppo differente rispetto a quello dei sequestratori. Il primo pensiero degli inviati gi guerra va all'autista ucciso, e i suoi familiari.

Il nostro primo pensiero va all'autista ucciso a sangue freddo dai sequestratori", ricordano prima di tutto i 4 giornalisti italiani liberati dalle mani dei sequestratori libici, probabilmente lealisti. "Era un amico. Un uomo buono - ha raccontato Claudio Monici dell'Avvenire - Parlava un misto di italiano e inglese. Lavoravamo spalla a spalla. Lui era spalla a spalla con me quando gli hanno sparato. L'ho visto pregare per la sua vita". Nonostante le prime notizie, dopo il sequestro, erano sembrate piuttosto rassicuranti, visto che due dei quattro giornalisti erano riusciti a mettersi in contatto con l'Italia assicurando che stavano "tutti bene", la situazione poi sembra che sia andata via via degederando. "E' un miracolo se siamo vivi, abbiamo rischiato di essere linciati - continua Monici - Una persona ha capito la situazione e ci ha strappati dalle mani degli assalitori. Sono stati tra i momenti peggiori della mia vita, molto più faticosi di altre volte in cui mi sono trovato in situazioni difficili". I 4 giornalisti italiani (Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina del Corriere della Sera, Domenico Quirico de La Stampa e Claudio Monici di Avvenire) sono stati liberati poco prima di mezzogiorno del 25 agosto, e trasferiti all'Hotel Corinthia a Tripoli. "Ci hanno salvato due libici, due ragazzi a cui dobbiamo tutto" ha spiegato Quirico dopo la liberazione, mentre Rosaspina racconta che secondo lei sono stati "liberati da lealisti, c'erano due gruppi differenti".

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