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Giornalisti precari: in Rai "contratti-truffa" e "clausola gravidanza"

Il coordinamento "Errori di stampa", giornalisti precari che lavorano in Rai, attraverso il loro blog scrivono una lettera aperta al direttore generale Lorenza Lei chiedendole "non solo di eliminare i contratti-truffa di consulenza, ma anche di cancellare l'insopportabile 'clausola gravidanza' ".

Lavoratori assunti con "contratti-truffa", in questo caso giornalisti con contratti da "consulente", "presentatore-regista" o "programmista-regista". Mentre il governo Monti con il suo ministro del Lavoro Elsa Fornero discute come aumentare la flessibilità, non solo in entrata ma anche in uscita, un gruppo di giornalisti precari riuniti nel coordinamento "Errori di stampa" (http://is.gd/not3jA) denuncia l'ennesimo sopruso nei confronti non solo della categoria ma in generale di tutti quei giovani e meno giovani costretti, pur di lavorare, a sottoscrivere contratti "capestro". Lo scandalo questa volta investe la Rai, visto che il coordinamento "Errori di stampa" denuncia non solo che il servizio pubblico fa firmare dei contratti che indicano una mansione che non corrisponde "nella gran parte dei casi" al lavoro che invece si andrà a svolgere, e cioè "redattori che svolgono attività puramente giornalistica, assunti però senza uno straccio di tutela, pagati a partita IVA e a puntata, a fronte di fatture in cui è vietata inserire la voce Inpgi, l'istituto di previdenza sociale giornalistica".
A questo si aggiunge la "penosa 'clausola gravidanza' contenuta al punto 10 del contratto di consulenza", che come da immagine pubblicata sul blog del coordinamento "Errori di stampa" stabilisce: "Nel caso di Sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore od oltre altre cause di impedimento insorte durante l'esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestiva comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della RAI di utilizzare le prestazioni già acquisite, Le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero, a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest'ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a Suo favore".
"In Rai, quindi, - continua il coordinamento "Errori di stampa" nella lettera aperta al direttore generale Lorenza Lei - l'azienda editoriale che lei dirige, non solo i giornalisti sono 'consulenti', pagati a cottimo e costretti a versare Inps o Enpals al posto dell'Inpgi. Ma hanno anche l'umiliazione di sapere che scegliere un figlio potrebbe implicare la rinuncia coatta al lavoro".
I giornalisti del coordinamento "Errori di stampa" chiedono quindi al direttore Lorenza Lei "non solo di eliminare i contratti-truffa di consulenza, ma anche di cancellare da tutti i contratti Rai l'insopportabile 'clausola gravidanza' " perché "retrograda e illegale" nonché "ostacolo formale vergognoso al raggiungimento di condizioni di reale eguaglianza fra lavoratori (precari) e lavoratrici (precarie): una palese violazione dell'articolo 3 della Costituzione".
La notizia è rimbalzata su tutti gli organi di stampa, anche se molti di questi, soprattutto quelli più mainstream (e nonostante si parlasse di colleghi), hanno evidenziato solo il problema della "clausola gravidanza", tanto che anche il dg Lorenza Lei in una nota si limita ad affrontare questo problema: "Ho dato agli uffici competenti l'incarico di valutare interventi sulla clausola, anche se tengo a sottolineare che in Rai non c'è mai stata alcuna discriminazione o rivendicazione in merito, né certamente sono mai emersi, fin qui, dubbi di legittimità".
Nessun accenno ai "contratti-truffa", che sembrano simili, come potrebbe forse notare qualcuno, a quelli adottati in tante altre aziende (pubbliche e private) per evitare assunzioni a tempo indeterminato come anche il pagamento dei contributi previdenziali.
Anche la nota della Rai conferma solamente di "essersi sempre scrupolosamente attenuta al rispetto delle norme a tutela della maternità" sostenendo che "non esiste quindi alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata". "Quanto ai contratti di lavoro autonomo, ai quali come noto non si applica lo Statuto dei Lavoratori né le relative tutele, la RAI precisa di non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale - conclude la nota - Ogni qualvolta si sia determinata l'esigenza di interrompere i contratti, si ripete su richiesta delle collaboratrici, RAI si è sempre adoperata per assicurare loro futuri impegni professionali al venir meno della ragione impeditiva pur senza aver alcun obbligo di legge al riguardo".
Forse nel prossimo futuro in Rai verrà eliminata la parola "gravidanza" al "punto 10 del contratto di consulenza", ma il problema del giornalista assunto come "programmista-regista" sembra essere destinato a perdurare.

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