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Diffamazione a mezzo stampa, FNSI: "rettifica deve essere fondata"

Arriva la nuova bozza della legge sulla diffamazione a mezzo stampa, per il Paese che figura al 70esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa della Freedom House. "La nuova bozza di legge sulla diffamazione a mezzo stampa pare incanalata sulla buona strada" afferma la FNSI ma "la rettifica deve essere fondata su documentati elementi di verità e non generica esposizione di parte senza commento".

Fare il giornalista è un mestiere difficile, soprattutto in Italia. Ne è prova il fatto che secondo il Global Press Freedom Rankings 2012 (la classifica mondiale sullo stato della libertà di stampa) mentre Finlandia, Norvegia e Svezia hanno uno status "free" e si trovano prime in classifica, l'Italia si colloca al 70esimo posto sotto il Cile e la Namibia. Certo i giornalisti stanno sicuramente peggio in Iran (ultima nella classifica, in posizione 192) o in Cina (187esima), ma stare a metà di una classifica sulla libertà di stampa significa, per tutto il Paese, essere liberi a metà. Significa che di certi argomenti in Italia non si parlerà mai come si dovrebbe, e che i "fatti", in Paesi come il nostro dove la libertà di stampa è "Partly Free" (parzialmente libera), come certifica la Freedom House, rischiano di diventare meri "punti di vista". Con la stampa "Partly Free" anche l'opinione pubblica diventa "Partly Free" trasformando anche le discussioni in famiglia e i rapporti sociali in relazioni "Partly Free". Così un sottile e continuo "ricatto" rischia di insinuarsi nei rapporti personali, e questa infiltrazione finisce per crepare (e far "crepare") la convivenza civile di una nazione. I risultati, anche in politica, sono devastanti. Politica che prepara leggi che potrebbero contribuire ad affondare l'Italia oltre il 70esimo posto della Global Press Freedom Rankings della Freedom House. Aspettando il prossimo Parlamento, dove sembra che entreranno movimenti che "festeggiano" quando i giornali chiudono, ecco che "il vecchio" in carica dà il suo meglio per riformare la legge sulla diffamazione a mezzo stampa.

La FNSI (Sindacato Unitario dei Giornalisti Italiani) aveva pochi giorni fa bollato una versione del disegno di legge sulla diffamazione a mezzo stampa come "dal sapore fascista" e sintetizzava la sua posizione con queste parole: "Cancellare il carcere dalle pene principali per i reati a mezzo stampa da una legge non in linea con i canoni delle democrazie avanzate e della giurisprudenza della Corte di Giustizia sui diritti umani è cosa giusta e doverosa. Scambiare questo possibile passaggio con norme bavaglio, già rigettate nei tentativi di intervento contro il diritto di cronaca in vari progetti di legge sulle intercettazioni, è insensato. Inaccettabile come allora. E questa eventualità, se ancora portata avanti, avrà le stesse risposte di allora, anche se al posto del governo Berlusconi c'è il governo Monti e anche se al posto di una maggioranza di centro destra c'è una coalizione parlamentare per un governo di necessità nazionale. La libertà dell'informazione è un bene nazionale e non di qualcuno". Ora il nuovo ritorno in Commissione della legge sulla diffamazione viene valutata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana come una "riflessione giusta ma la mobilitazione rimane in piedi" ed "a nuove censure una grande azione pubblica nazionale".

Spiega la FNSI: "Il ritorno in Commissione di tutto il testo sulla diffamazione a mezzo stampa è un fatto di indubbio interesse e può diventare positivo se la tumultuosa riflessione in corso porta anche alla ragionevolezza. Così com'era arrivato in aula il provvedimento, avviato con lo scopo di eliminare il carcere tra le sanzioni per i giornalisti, era insostenibile sul piano della coerenza giuridica e della compatibilità con il bilanciamento necessario dei beni da tutelare: il diritto di cronaca, la libertà e l'autonomia dell'informazione, il rispetto della dignità delle personeLe indicazioni che emergono, anche dalle dichiarazioni dei senatori che hanno sostenuto il ritorno in Commissione dell'intero testo, paiono orientate a uno stralcio per la depenalizzazione e ad attribuire un valore significativo alla rettifica come strumento di riparazione efficace di eventuali danni da errori o orrori di stampa".

A proposito dello strumento di rettifica un ultimo intervento della FNSI ribadisce come anche sulle sanzioni vada "sollecitato un sensibile contenimento" e riflette sul tema su cui anche Wikipedia Italia ha deciso di informare i suoi utenti. "L'approvazione di questa norma, - scrive Wikipedia sopra le informazioni - obbligherebbe ad alterare i contenuti indipendentemente dalla loro veridicità. Un simile obbligo snaturerebbe i principi fondamentali di Wikipedia, costituirebbe una limitazione inaccettabile alla sua autonomia e una pesante minaccia all'attività dei suoi 15 milioni di volontari sparsi in tutto il mondo, che sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per 'non avere problemi'".

La nuova bozza della legge raccoglie comunque un parere parzialmente positivo della Federazione Nazionale della Stampa Italiana: "La nuova bozza di legge sulla diffamazione a mezzo stampa pare incanalata sulla buona strada ma richiede ulteriore attenzione e correzione. Se davvero il cuore della iniziativa legislativa vuole corrispondere al ristoro del danno della persona offesa da un errore o orrore di stampa, la rettifica deve essere fondata su documentati elementi di verità e non generica esposizione di parte senza commento. Di conseguenza, la stessa rettifica, se così prevista dalla legge, avrà una capacità riparatoria che nessun'altra sanzione può assicurare. L'impossibilità, nella congiuntura politica che si vive, di apprezzare questo strumento, per renderlo veramente efficace, accompagnandolo con la previsione del giurì per la lealtà dell'informazione (così come formulato originariamente nell'emendamento Chiti – Gasparri), rende complicato scrivere una riforma armonica che liberi la stampa e ne accresca le responsabilità".

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