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Ddl diffamazione a mezzo stampa: salvare dal carcere almeno Sallusti

Il relatore Berselli tenta almeno di salvare dal carcere Alessandro Sallusti dopo la vergogna del voto segreto in Senato che ha reintrodotto nel ddl sulla diffamazione a mezzo stampa la prigione per i giornalisti.

Dal ridicolo al grottesco. Dopo la vergogna del voto segreto in Senato che ha reintrodotto nel ddl sulla diffamazione a mezzo stampa il carcere per i giornalisti , ecco che spunta un nuovo emendamento che tenta, se non altro, di salvare dalle patrie galere il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Il presidente della Commissione Giustizia del Senato e relatore del ddl sulla diffamazione, Filippo Berselli, propone infatti che almeno il direttore o il vice direttore di un giornale vengano puniti solo con una multa, che può andare da un minimo di 5mila euro ad un massimo di 50mila, e questo perché, viene sottolineato, ormai il Senato ha già "detto sì al carcere per i giornalisti" e quindi in Aula tale provvedimento non può essere cambiato. Inoltre, se il reato per il direttore o il vicedirettore verrà ascritto per colpa, e non per dolo, e cioè se ci sarà solamente il mancato controllo sui contenuti degli articoli pubblicati, la multa verrà ridotta da un minimo di 2mila ad un massimo di 20mila euro. Infine, se l'autore dello scritto è "ignoto o non identificabile ovvero sia un giornalista professionista sospeso o radiato dall'ordine - si legge nell'emendamento Berselli - si applica la pena della multa da 3.000 a 30mila euro". L'emendamento che potrebbe salvare dal carcere almeno Alessandro Sallusti sarà esaminato in Senato giovedì 22 novembre ma in qualunque caso questo ddl che dovrebbe andare a modificare il reato di diffamazione a mezzo stampa non sembra certamente degno di un Paese democratico. Quando infatti all'interno di un Parlamento resta il dubbio che un giornalista debba essere privato della libertà personale, ed economica, non c'è legge che possa tutelare la libertà di espressione.

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