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Giornalista palestinese rischia di morire: in sciopero della fame da 3 mesi contro sua detenzione illegale

Un giornalista palestinese potrebbe morire "in qualsiasi momento". Mohammed Al-Qeeq, 33 anni sposato e padre di due figli, è stato arrestato nel mese di novembre dalle forze israeliane a Ramallah e, senza alcuna accusa, è stato sottoposto da Israele ad una detenzione amministrativa di 6 mesi, termine però che può essere rinnovato all'infinito. Da allora è in sciopero della fame.

Un giornalista palestinese potrebbe morire "in qualsiasi momento" avverte il suo legale. Mohammed Al-Qeeq, 33 anni e padre di due figli, è stato arrestato nel mese di novembre dalle forze israeliane a Ramallah perché sospettato di avere legami con Hamas. Il giornalista, però, si è sempre dichiarato innocente e il 25 novembre scorso ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione extragiudiziale, ampiamente praticata contro i palestinesi. "Mohammed al-Qeeq, come molti prima di lui, è stato messo a tacere dalle misure di detenzione amministrativa (senza accuse definite o un processo legale, ndr), al fine di far spegnere la voce palestinese" denuncia Abbas Hamideh, direttore del Global Campaign for Palestinian Political Prisoners, parlando con MintPress News.

Da quasi 90 giorni, Mohammed Al-Qeeq ha rifiutato qualsiasi tipo di cibo e beve solo acqua, ed ora rischia la vita. Già da diversi giorni soffre di convulsioni ed ha quasi perso la capacità di parlare e ascoltare, come riporta in esclusiva RT. Nonostante questo, il giornalista che rivendica la propria libertà di espressione ha dichiarato che proseguirà "il suo sciopero della fame fino a quando non verrà rilasciato". Dopo essere stato rinchiuso nel carcere di Megiddo, il 18 dicembre scorso è stato trasferito presso la clinica penitenziaria di Ramleh a causa del deterioramento delle sue condizioni di salute. Attualmente, vista la situazione critica, Mohammed Al-Qeeq è ricoverato invece all'ospedale di Afula.

Finora Israele non ha mosso alcun tipo di accusa nei confronti di Mohammed Al-Qeeq, e la sua famiglia crede è sia stato arrestato per il suo lavoro da giornalista. La moglie, anche lei una giornalista, ha rivelato che neanche la Croce Rossa è stata autorizzata a visitare Mohammed Al-Qeeq. Le forze israeliane avevano arrestato al-Qeeq altre tre volte prima di quel 21 novembre 2015, quando hanno fatto irruzione nella sua casa portandolo nell'insediamente di Beit El legato e bendato. Dopo 25 giorni di interrogatori durante i quali sarebbe stato sottoposto anche a torture e maltrattamenti, le forze israeliane hanno decretato il 17 dicembre 2015 una detenzione amministrativa di 6 mesi, termine però che può essere rinnovato all'infinito. Ad Israele ci sarebbero circa 660 detenuti amministrativi che non conoscono il motivo della loro prigionia, perché i file con le accuse che sono rivolte loro sono classificati.

"La detenzione amministrativa è utilizzata dall'occupazione israeliana come una vera e propria arma contro i leader emergenti e le voci politiche del popolo palestinese sotto occupazione" denuncia infatti Charlotte Kates, coordinatrice internazionale di Samidoun: Palestinian Prisoner Solidarity Network. La detenzione amministrativa applicata senza preve che confermano le accuse o una seria indagine vìola le norme e le convenzioni del diritto internazionale, in particolare l'articolo 78 della Quarta Convenzione di Ginevra, quella per la protezione delle persone civili in tempo di guerra. La detenzione amministrativa contro Mohammed Al-Qeeq, in quanto giornalista, vìola inoltre l'articolo 23 della Dichiarazione universale dei diritti umani nonché l'articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici.

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