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Peste nera: svelato DNA dello Yersinia pestis. La Morte Nera è tornata

La Peste nera, detta anche la "Grande morte" o più gioiosamente la "Morte Nera" (ben prima di Guerre Stellari), è tornata "tra noi" grazie agli sforzi dell'Università di Tubinga insieme a dei colleghi canadesi. Il DNA dell'antico "biovar" dello Yersinia pestis è svelato. Insieme all'"Influenza spagnola".

La storia sembra tratta da un libro del compianto Micheal Chricton, e non manca, proprio come nei suoi romanzi più celebri, di alcuni tratti inquietanti. Da decenni i ricercatori si organizzano nei laboratori di mezzo mondo per "resuscitare" antichi "incubi patogenici" che hanno falcidiato milioni di vite, minacciando a volte la stessa presenza umana sul pianeta terra. Notizia di queste ore è la mappatura genetica della "Morte Nera" (ben prima di Guerre Stellari), ovvero quella "Peste nera" generata dal terribile bacillo dello "Yersinia pestis" (dal nome del suo scopritore Alexandre Yersin). Il ritorno, almeno nei laboratori, di un "biovar" di un virus o di un batterio "antico e micidiale", non è certo il primo e non sarà probabilmente l'ultimo. Solo qualche anno fa è stato riportato in vita negli USA (l'annuncio ufficiale è del 5 ottobre del 2005) il virus dell'"Influenza spagnola". Grazie allo sforzo congiunto del Mount Sinai School of Medicine, dell'Armed Forces Institute of Pathology e del Southeast Poultry Research Laboratory, gli scienziati hanno ridato vita al mortale virus della "Grande influenza" che, tra il 1918 e il 1920 ha fatto almeno venti milioni di vittime nel mondo. I laboratori statunitensi all'epoca avevano determinato quindi l'esatta sequenza genetica del virus dell'influenza spagnola (era un subtipo dell'influenza aviaria H1N1) giusto per la "prossima pandemia" (cdc.gov http://is.gd/OjRx4O). I campioni di questa mortale influenza estinta (e qui arrivano gli incubi di Chricton), è stato "estratto" da persone morte all'epoca per via di questo virus ma che sono state "ben conservate", volontariamente o da Madre Natura. Il virus dell' influenza spagnola sarebbe stato recuperato dal patologo Johan Hultin nel corpo di una donna, vittima del virus, sepolta nel permafrost dell'Alaska e da dei campioni di tessuto di soldati americani conservati per i posteri. Non si sa mai. Ed ora ci risiamo. I ricercatori dell'Università di Tubinga, guidati da Johannes Krause, in collaborazione con la McMaster University in Ontario (Canada) hanno risvegliato la Peste nera da antiche vittime del morbo. I ricercatori difatti sono molto curiosi di capire il perché la "Morte Nera" fosse così tanto "letale" e perché tra il tra il 1347 ed il 1351 abbia avuto il potere di sterminare quasi la metà della popolazione europea, facendo pensare ai contemporanei all'Apocalisse. Si stima che a causa di questo antico "biovar" dello Yersinia pestis, che è tornato "tra noi" grazie agli scienziati tedeschi e canadesi, morirono da trenta a cinquanta milioni di europei, con una proporzione di circa 1 su 3. La ricerca, pubblicata su Nature, spiega come sia stato possibile trovare i campioni giusti per riesumare il batterio. La storia ricalca un po' la trama di quella "della spagnola" passando per "Jurassic Park", "The Andromeda Strain" e curiosamente per "Timeline" (ambientato proprio da Chricton nel 1357 e con un finale "pestifero"). Il batterio della Peste nera è stato infatti ricavato dalla polpa dentale di alcuni scheletri seppelliti nelle fosse comuni di East Smithfield a Londra, ben sigillate, all'epoca, per evitare nuovi contagi. Il resto è quasi "routine" che, ad alcuni, potrebbe sembrare il solito esercizio di "hubris scientifica", cioè sequenziamento del DNA, molto complesso, dicono i ricercatori, per l'inquinamento di altri frammenti genetici presenti nella bocca dei poveri cadaveri. Sempre secondo i ricercatori, il batterio dell'antico "biovar" della Morte Nera è "cambiato poco" rispetto allo Yersinia pestis "attuale", quello che fa circa 2000 vittime l'anno, soprattutto nei Paesi poveri e in qualche zona rurale degli Stati Uniti. Ma con il il batterio della Peste nera d'antan non si scherza. "E' stato letteralmente come i quattro cavalieri dell'apocalisse che piovvero in Europa", ha affermato il principale autore dello studio, Johannes Krause. "La gente ha letteralmente pensato che fosse la fine del mondo". Gli risponde il cronista svedese dell'epoca: "Le campane non suonavano più e nessuno piangeva. L'unica cosa che si faceva era aspettare la morte, chi, ormai pazzo, guardando fisso nel vuoto, chi sgranando il rosario, altri abbandonandosi ai vizi peggiori. Molti dicevano: "E' la fine del mondo!". (da Wikipedia - Peste nera - http://is.gd/vMwX5E).

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