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Aviaria, creato virus letale. Governo USA censura dati. Per sicurezza

Un team di ricercatori modifica il virus dell'aviaria H5N1, rendendolo potenzialmente in grado di scatenare una facile pandemia. Il governo USA chiede la "censura" dei dati. Naturalmente, in nome della sicurezza del mondo intero.

Dall'11 settembre è la "paura del terrorismo" ad aver modificato di fatto asset costituzionali e diritti conquistati nei secoli precedenti, non solo negli stati Uniti ma in tutto il mondo occidentale. In nome del timore che i terroristi possano arrivare ovunque e in qualunque momento, in questi 10 anni la privacy dei cittadini è stata di molto ridimensionata, così come la libertà di movimento. E se una volta la preoccupazione era quella dello spionaggio industriale, il terrore che un'arma micidiale possa cadere in mani nemiche passa ora per la libertà di stampa, forse l'ultimo baluardo da abbattere. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti (che si sa fanno spesso scuola), il governo americano, attraverso il National Science Advisory Board for Biosecurity, ha chiesto alle riviste "Nature" e "Science" di "censurare" alcuni dati della ricerca scientifica firmata dal team di Ron Fouchier dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam e da Yoshihiro Kawaoka dell'Università del Wisconsin e dell'ateneo di Tokyo. I ricercatori, già a fine novembre, avevano diffuso la notizia di aver prodotto una variante estremamente contagiosa del virus dell'influenza aviaria H5N1, potenzialmente in grado di scatenare una facile pandemia. Finora il virus dell'influenza aviaria, che colpisce i volatili, ha infettato nel mondo meno di 600 persone, causandone in 336 casi la morte. Il virus modificato dai ricercatori delle Università USA e olandesi, attraverso solo cinque modificazioni genetiche, è invece in grado di trasmettersi facilmente all'uomo, da qui la sua evidente pricolosità. Già nelle scorse settimane si era acceso un dibattito se pubblicare o meno la ricerca, e ora la decisione è stata presa. Il governo americano chiede agli editori (anche se non è, ancora, in grado di obbligarli) di non pubblicare tutta quella parte di dati che permetterebbero di replicare l'esperimento, naturalmente in nome della sicurezza mondiale. Oltre al fatto che in questo modo gli altri scienziati non potrebbero verificare la correttezza della ricerca, qualcuno fa già notare paradossalmente che se l'esperimento finisse comunque in qualche "laboratorio terroristico" a causa del vecchio metodo dello spionaggio (che non aspetta l'uscita dell'ultimo numero di "Nature" o "Science"), la comunità scientifica internazionale non sarebbe in grado di combattere gli effetti dell'apocalittica pandemia, non avendo a disposizione i dati. D'altronde, come si sa, il miglior modo per mantenere un segreto e quello di rivelarlo.

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