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Unioni civili tra gay, Manif Pour Tous: stepchild adoption è irricevibile

La Manif Pour Tous Italia considera il disegno di legge sulle "unioni civili" proposto dal PD e appoggiato dal premier Matteo Renzi incostituzionale perché di fatto crea un matrimonio-bis aperto alle sole coppie gay anche se la Consulta ha specificato che il legislatore deve creare "una forma alternativa (e diversa dal matrimonio)". Inoltre, Manif Pour Tous Italia dichiara "gravissima e del tutto irricevibile" l'idea dello "stepchild adoption".

La Manif Pour Tous Italia considera il disegno di legge sulle "unioni civili" proposto dal Partito Democratico e appoggiato dal premier Matteo Renzi "in contrasto con i criteri direttivi presenti nella Costituzione sul rapporto tra il riconoscimento dei 'diritti inviolabili dell'uomo (...) nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità' (art. 2), tra i quali rientrano i diritti personali dei componenti dell'unione omosessuale, e il riconoscimento degli specifici 'diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio' (art.29)". In un documento pubblicato sulla loro pagina Facebook, Manif Pour Tous Italia denuncia quindi che "il progetto di 'unioni civili' in discussione crea di fatto un matrimonio-bis aperto alle sole coppie di persone delo stesso sesso, a cui si applicherebbe per intero la disciplina matrimoniale riservata alla famiglia dal Codice Civile in ragione delle sue specifiche ed impareggiabili caratteristiche antropologiche e sociali". L'associazione prosegue sottolineando che "una tale, sostanziale equiparazione non è conforme al richiamato equilibrio tra realtà ed interessi differentemente considerati dalla Costituzione - aggiungendo - con buona pace di una scriteriata forma d'ideologia 'egualitarista' assai in voga in merito tra le associazioni del movimento gay".

La Manif Pour Tous Italia precisa infatti che "se, da una parte, è auspicabile un intervento legislativo che chiarisca ed armonizzi i diritti ed i doveri di una persona dipendenti da una situazione di stabile e responsabile convivenza" dall'altra "non ha fondamento giuridico né politico imputare ad una simile formazione sociale la medesima disciplina che regola lo speciale rapporto tra la società e la famiglia, con tutte le conseguenze che ciò comporta anche quanto l'accesso alle risorse economiche pubbliche: agevolazioni e provvidenze che l'art. 31 della Costituzione destina alla famiglia proprio in ragione dell'ineguagliabile contributo al bene comune connesso alla crescita e all'educazione dei figli". "Gravissima e del tutto irricevibile, infine la prevista possibilità per uno dei conviventi di diventare genitore adottivo del minore che sia già figlio dell'altro ('stepchild adoption')" chiarisce La Manif Pour Tous Italia, spiegando: "Si giustifica questa previsione in termini di tutela del minore, nel caso in cui rimanesse privo del genitore e delle garanzie connesse alla sua potestà". La Manif Pour Tous Italia ricorda però che "senza alcun bisogno di confondere le figure genitoriali di un fanciullo, tuttavia, la legge già prevede specifici istituti destinati allo svolgimento dei compiti dei genitori in caso di loro impossibilità o incapacità, come quello del tutore legale". L'associazione evidenzia quindi che lo stepchild adoption è quindi "il tipico primo passo verso l'incondizionata possibilità per coppie dello stesso sesso di adottare e di accedere alle tecniche di fecondazione artificiale e medicalmente assistita: scenario che farebbe saltare anche nella società italiana quell'ordine naturale di filiazione per interessi meramente egoistici".

La Manif Pour Tous Italia annuncia così "un impegno attivo, anche mediate il coinvolgimento della società civile, a favore di una considerazione del fenomeno in tema più equilibrata e conforme alla Costituzione, e invita chiunque creda che la famiglia non abbia uguali a profondere nella stessa direzione ogni sofrzo fisico e morale". Infine, Manif Pour Tous Italia riporta "un estratto della recente sentenza che ha accelerato la corsa del disegno di legge sulle così dette 'unioni civili', sottolineando come la Consulta sia stata chiara nel precisare che "l'innovazione legislativa con cui tutelare le coppie conviventi di persone dello stesso sesso ex art 2 Cost. deve essere diversa dal matrimonio". Nella sentenza 170/2014 della Corte Costituzionale si legge infatti che "(...) Sarà, quindi, compito del legislatore introdurre una forma alternativa (e diversa dal matrimonio) che consenta ai due coniugi di evitare il passaggio da uno stato di massima protezione giuridica ad una condizione, su tal piano, di assoluta indeterminatezza". La sentenza in questione riguardava il caso di una coppia sposata, che ha fatto ricorso dopo che il tribunale impose loro il divorzio visto che il marito era diventato una donna a tutti gli effetti, anche sulla carta d'identità.

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