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Nozze gay: New York dice sì.Vescovi: si recuperi vero ruolo matrimonio

New York dice sì alle nozze tra i gay. Gioia e festeggiamenti tra la comunità LGBT, mentre i vescovi della Grande Mela sono preoccupati da questa "tragica presunzione governativa di approvare una legislazione che mira a ridefinire i fondamenti della civiltà".

Il Senato dello Stato di New York ha votato, e approvato, con 33 voti a favore e 29 contrari, la legge che permetterà (dal prossimo 24 luglio quando entrerà in vigore) alle coppie omossessuali (gay, lesbiche e transgender) di unirsi in matrimonio. New York diventa quindi il sesto Stato USA che permette le nozze tra gay, dopo Iowa, New Hampshire, Massachusettes, Connecticut e Vermont, ma naturalmente l'apertura arrivata dalla Grande Mela è molto più sisgnificativa dal punto di vista politico. La battaglia a favore dei matrimoni tra gay è stata portata avanti, fin dalla campagna elettorale, dal sindaco (democratico) di New York, l'italoamericano Andrew Cuomo, che alla fine ha convinto a votare per il "Marriage Equality Act" anche 4 esponenti repubblicani. Appena la notizia si è diffusa, non solo centinaia di persone si sono riversate nelle strade di New York, ma anche su Twitter non sono mancati continui "cinguettii", tra cui quelli di famose star a livello internazionale. Lady Gaga, schierata da sempre a favore dei diritti dei gay, scrive di "non riuscire a smettere di piangere", anche se i più maliziosi potrebbero osservare che la pop star sembra avere in quest'ultimo periodo la lacrima facile, visto che anche a Tokyo, pochi gioni fa, piangeva a dirotto invitando tutti i turisti a tornare in Giappone perché "sicuro", forse scordandosi dell'emergenza Fukushima ben lontana dall'essere risolta. Su Twitter anche Ricky Martin, che da poco più di un anno si è dichiarato apertamente gay, spiega che il "Marriage Equality Act è amore" e che ora è tempo di "festeggiare", mentre Lindsay Lohan afferma di essere "orgogliosa di essere di New York", e si congratula con il governatore Andrew Cuomo. "Disappunto e delusione" è stato espresso invece attraverso una dichiarazione dai vescovi dello Stato di New York, primo firmatario l'arcivescovo Timothy Michael Donal, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. "Trattiamo con rispetto i nostri fratelli e sorelle omosessuali ma affermiamo con forza che il matrimonio è l'unione tra un uomo e una donna per tutta la vita" ribadiscono i vescovi di New York, sottolineando come tale legge sulle nozze tra gay rischia di "modificare radicalmente" l'idea del matrimonio, che ricordano essere "un'unione d'amore aperta ai figli, ordinata al bene di questi figli e degli stessi coniugi". I vescovi newyorkesi spiegano infatti che "questa definizione non può cambiare" evidenziando comunque di rendersi conto che queste "convinzioni sulla natura del matrimonio continueranno ad essere ridicolizzate e che qualcuno cercherà persino di mettere in atto le sanzioni del governo contro le chiese e le organizzazioni religiose che predicano queste verità senza tempo". I vescovi di New York, il cui comunicato è stato anche ripreso dall'Osservatore Romano, spiegano di avere quindi la viva preoccupazione che sia il matrimonio che la famiglia possano essere "minate" dalla "tragica presunzione governativa di approvare una legislazione che mira a ridefinire i fondamenti della civiltà". L'invito dei presuli è quindi quello che "la società" recuperi "ciò che sembra aver perso", come la "vera comprensione del significato e del ruolo del matrimonio, così come rivelato da Dio, fondato nella natura e rispettato nei principi fondanti dell'America".

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