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Matrimoni gay non possono essere trascritti. Partita la caccia al cattolico

Dopo che il Consiglio di Stato ha sentenziato che i matrimoni gay contratti all'estero non possono essere trascritti in Italia è partita la caccia alle streghe, anzi ai cattolici. Per il solo fatto che il relatore della sentenza si descrive su Twitter "cattolico, sposato e padre di due figli" esponenti delle associazioni Lgbt sostengono che "è mancata la terzietà". E se il giudice fosse stato omosessuale?

Dopo che il Consiglio di Stato ha sentenziato che i matrimoni gay contratti all'estero non possono essere trascritti in Italia è partita la caccia alle streghe, anzi ai cattolici. E' infatti accaduto un fatto gravissimo: la sentenza di cui è stato relatore Carlo Deodato è stata messa in discussione per il semplice fatto che il giudice si descrive su Twitter "cattolico, sposato e padre di due figli". Contro Carlo Deodato anche il fatto di aver retwittato un articolo di Tempi sulla teoria gender a scuola e un'altro della Nuova Bussola Quotidiana sulle Sentinelle in piedi. E' bastato questo infatti per far affermare a qualche esponente delle associazioni Lgbt che il giudice Deodato è "schierato" e di conseguenza non imparziale nelle sue decisioni. Franco Grillini, giornalista e presidente di Gaynet, su Facebook mette in discussione addirittura "l'indipendenza della magistratura" perché sul profilo Twitter del giudice Carlo Deodato si possono trovare "link a sentinelle in piedi, manif pour tous e comunione e liberazione". In un secondo post, Franco Grillini è ancora più esplicito sostenendo che poiché Deodato "è un simpatizzante di Comunione e Liberazione e nel suo sito pubblicizza link e si schiera con le iniziative delle Sentinelle sempre in piedi" allora "è mancata quindi la terzietà" nel giudicare.
Dopo l'attacco, Carlo Deodato fa quindi notare: "La sentenza è collegiale, invece vedo che attaccano solo me. Ho solo applicato la legge in modo a-ideologico e rigoroso, lasciando fuori le convinzioni personali che non hanno avuto alcuna influenza". A questo punto, quindi, la domanda sorge spontanea: cosa sarebbe successo se un giudice fosse stato criticato perché omosessuale? Si può immaginare che le reazioni sarebbero state bipartisan e che si sarebbe invocata una accelerazione (e una stretta) sulla legge contro l'omofobia. Ma sostenere che un giudice (potrebbe però essere un medico, un giornalista, un politico) non sia imparziale solo per il fatto di essere cattolico non è ugualmente discriminatorio? Appare in maniera sempre più evidente, quindi, che la persecuzione dei cristiani non avviene solo fuori i confini nazionali.

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