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Fumo: vaccino anti-sigarette ha bisogno della "volontà di smettere"

La notizia del "vaccino antifumo" illude il fumatore incallito che crede di liberarsi dalla sigaretta in modo semplice e indolore, come una malattia qualsiasi, che guarisce indipendentemente dalla volontà del paziente. Ma nel caso del vaccino per smettere di fumare, le cose non stanno proprio così.

Ogni fumatore sogna il "vaccino anti-fumo", cioè una "medicina" che possa liberarlo dal vizio con una puntura o con una pasticca. Una soluzione comoda, praticamente indolore, e la sigaretta "se ne va", per sempre, nel portacenere dei ricordi. Notizia di questi giorni è l'arrivo di un "vaccino miracoloso" (come molti l'hanno definito), che servirebbe per smettere di fumare. Già l'evocazione della parola magica "vaccino" porta alla mente del consumatore la sensazione di liberazione "definitiva" (e soprattutto senza sforzi) dal vizio della sigaretta. Il "NicVAX", questo il nome del "vaccino antifumo", non è però la panacea che si vorrebbe far credere. Le aspettative sul "vaccino antifumo" a dispetto del nome sono da ridimensionare visto che il "vaccino" in questione, in realtà un "conjugate vaccine", cioè un "vaccino polisaccaridico coniugato" ha sempre bisogno della "volontà" del paziente per smettere con le "bionde", quindi, diranno in molti, siamo "punto e a capo". Come sanno bene i fumatori, ma soprattutto gli ex fumatori, la sigaretta non è solo nicotina, ma anche e soprattutto gestualità, atteggiamento e forse, elemento più importante nella "dipendenza", la sigaretta accesa è una sintesi di ricordi piacevoli e di immagini che rafforzano l'ennesima fumata. NicVAX, prodotto dalla Nabi Biopharmaceuticals di Rockville nel Maryland, il cui motto emblematico è "powering the immune system" (ed ecco il perché della "coniugazione" del vaccino) è ormai arrivato quasi al termine della sperimentazione e tra poco, se la Food and Drug Organizaton darà il suo placet, comincerà il battage pubblicitario che servirà a "convincere" i fumatori incalliti che "vaccinarsi" contro la nicotina è meglio. La stessa casa farmaceutica scrive candidamente sul suo sito istituzionale che "NicVax rappresenta una estensione della nosta tecnologia di vaccino coniugato che permette di affrontare necessità mediche ora insoddisfatte. Siamo convinti che la commercializzazione di NicVAX richieda grandi programmi di commercializzazione e programmi di marketing focalizzati sui medici di base. Per questo ci siamo assicurati una opzione e un accordo di licenza con GlaxoSmithKline (GSK) una delle compagnie farmaceutiche leader nel mondo" (http://is.gd/8kwggD). Un piano di marketing che non sarebbe forse necessario, notano alcuni, se si fosse inventato davvero un vaccino che "funziona" nel senso che un fumatore, nel leggere i titoli della stampa internet, si immagina, e cioè: "Mi faccio la puntura e smetto di fumare perché sono vaccinato". In realtà questo vaccino non fa altro, semplificando, che "impedire" alla piccola e infingarda molecola della nicotina di oltrepassare la barriera emato-encefalica del cervello, fermandola quindi prima che possa provocare "dipendenza". Come scrive la stessa casa farmaceutica "una volta nel cervello, la nicotina si lega a specifici recettori della nicotina con conseguente rilascio di sostanze stimolanti, come la dopamina, una sostanza chimica legata al piacere e alla dipendenza". Il meccanismo "miracoloso" di NicVAX si ferma qua. Per il resto NicVAX ha bisogno di un fumatore che vuole "sinceramente" smettere di fumare.

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