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Fumo: porta declino mentale ma chi smette anche a 70 anni "recupera"

Per smettere di fumare non è mai troppo tardi, anche per i settantenni che si "consolano" dicendo "ormai il danno è fatto" (accendendosene un'altra). Chi smette di fumare, anche a 70 anni, combatte il declino cognitivo, in altre parole, la demenza.

Il fumo manda all'aria, in affascinanti volute, anche il cervello. Così segnala un ennesimo studio australiano pubblicato su NeuroImage, che accerta che il declino mentale, in vecchiaia, sia provocato anche dalle sigarette.
Ci sono buone notizie però in questo studio, basterebbe smettere per recuperare i "neuroni perduti" o meglio le facoltà che incominciavano ad "appannarsi", proprio come la lucente carta da parati ingiallita dalla nicotina.
Lo studio ha valutato le funzionalità del cervello sui fumatori incalliti (e anziani) mediante "prove standard di prestazione" abbinate alle ormai tradizionali "scansioni" del cervello (che non mancano mai in questo tipo di ricerche).
Lo studio si basa su 229 anziani fumatori che stavano "cercando di smettere" e 98 non fumatori. Chi ha continuato a fumare (che aveva 68 anni e oltre) ha perso un "numero sproporzionato di cellule in regioni importanti per la memoria e per il pensiero attivo" dice la ricerca.
Lo studio è stato ripetuto a intervalli di sei mesi per due anni ed è stato per questo il primo studio al mondo a tenere traccia delle modifiche in termini di prestazioni mentali sui fumatori di "lungo periodo".
In sintesi, questo studio australiano, ha dimostrato che i fumatori che non sono riusciti a smettere sono scivolati nel "declino mentale" due volte più velocemente dei non fumatori. Chi era riuscito a smettere di fumare ha invece avuto dei benefici effetti al cervello, tanto che il danno non è stato significativo nelle regioni importanti per il deterioramento cognitivo.
E' paradossale infatti che molte persone che smettono di fumare testimonino una "sensazione transitoria" chiamata gergalmente della "testa vuota" che impedisce la concentrazione e l'attenzione come quando si fumava (o come quando non si fumava, ma ormai non lo si ricorda neanche più). Quasi che il cervello si "spurgasse" dal fumo inspirato per anni.
Osvaldo Almeida, professore di psichiatria geriatrica all'University of Western Australia afferma: "Lo studio suggerisce che, anche se tardi nella vita, se la gente smette di fumare, avrà effetti positivi sul cervello" e la dottoressa Kaarin Anstey, dell'Australian National University sottolinea: "Prima di questo studio, la gente pensava 'E' troppo tardi per me, non c'è nessun motivo per smettere perché il danno è già fatto', c'è un messaggio molto positivo in questa ricerca, perché mostra che non è mai troppo tardi. E chi ha smesso di fumare ne trae beneficio, anche nei suoi 70 anni".

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