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Fumo: meno sigarette, fumatori stabili. Si raccolgono le cicche?

I dati parlano chiaro: meno sigarette vendute per gli stessi fumatori, ma è quasi un controsenso in termini che portano a pensare scenari che vanno dall'aumento del contrabbando, allo "share smoking" il fumo condiviso, ad un aumento della raccolta di cicche dal selciato.

La vendita della sigarette secondo le ultime rilevazioni statistiche pare che siano calate in modo significativo mentre i consumatori rimangono il 22-23 per cento della popolazione italiana: quindi "meno sigarette" per un numero di fumatori che rimangono "sostanzialmente stabili".
Anche il Ministero della Salute in una nota riconosce: "Il numero di fumatori in Italia oscilla intorno a valori compresi tra il 22% e il 23%, senza che si riesca ad ottenere una riduzione più significativa" anche se "in particolare, le vendite di sigarette si sono ridotte del 2,2%, rispetto al 2009. Secondo i dati dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), nel corso del 2009, sono stati venduti oltre 106 milioni di pacchetti in meno (quasi 1 pacchetto in meno al mese acquistato da ciascun fumatore)".
Ovviamente per il Ministero della Salute questo dato rappresenta un successo della legge 3/2003 (la Legge Sirchia "Tutela della salute dei non fumatori") che da sei anni impedisce il fumo nei locali pubblici.
Ma come direbbe Lubrano "una domanda sorge spontanea": se i fumatori non sono calati e la vendita di sigarette sì, il dato dovrebbe essere intrerpretato anche in altre maniere. Difatti o i fumatori fumano molto di meno (cosa poco probabile visto che il tabagismo raramente è "controllabile" con la volontà), oppure è in aumento il contrabbando di sigarette, o ci si fanno più sigarette "rollate" (che non si capisce se rientrino nelle statistiche), o si fuma "passandosi" la sigaretta, o la crisi economica fa raccogliere più cicche dalle strade.

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