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Concussion, "capocciate" nello sport: pericolo encefalopatia traumatica cronica

Nei cinema arriva "Concussion" (in italiano "Zona d'ombra") con Will Smith e Alec Baldwin, che racconta la storia vera del patologo forense scopritore della CTE (encefalopatia traumatica cronica), malattia provocata dai continui traumi cranici che i giocatori di football americano subiscono. A rischio anche rugby, calcio, hockey su ghiaccio e tutti quegli sport dove si possono subire molte "capocciate". Ad Arezzo un corso per neurochirurghi per la gestione del trauma cranico concussivo negli atleti.

E' nelle sale italiane il film "Zona d'ombra" (Concussion) film del 2015 diretto da Peter Landesman con Will Smith, Alec Baldwin, Albert Brooks (ma nel cast anche Luke Wilson, Gugu Mbatha-Raw, Arliss Howard, Paul Reiser e David Morse). La trama del film si basa sul famoso articolo del 2009 "Game Brain" (ora on line con il titolo più esplicativo di "Bennet Omalu, Concussions, and the NFL: How One Doctor Changed Football Forever") di Jeanne Marie Laskas, pubblicato da GQ (USA) che raccontava l'affascinante storia del dottor Bennet Omalu e della sua scoperta riguardo ai danni al cervello riportati dai giocatori di football americano.

Il reportage su GQ è molto interessante perché descrive come Bennet Omalu (all'epoca patologo forense all'Allegheny County in Pennsylvania), sia partito dall'autopsia del giocatore professionista di football Mike Webster, sino ad arrivare alla scoperta della CTE (encefalopatia traumatica cronica), molto comune nei giocatori di football americano. Questa patologia legata al classico "trauma cranico" colpisce, secondo il dottor Omalu, la quasi totalità dei giocatori professionisti della NFL (National Football League) che, ad ogni partita, come arieti, sono soliti scontrarsi casco contro casco.

Queste "capocciate" (come ben si direbbe nella Capitale) si "sommano" progressivamente fino a portare non solo ai classici sintomi del trauma cranico grave (qui l'elenco dettagliato), ma anche a quel comportamento che negli ex giocatori professionisti della NFL non è raro vedere. L'encefalopatia cronica traumatica porta ad esempio alla depressione cronica, al suicidio, alla demenza, a comportamenti antisociali.

La "Zona d'ombra" che Bennet Omalu (nel film interpretato da Will Smith) insieme al neurochirurgo Julian Bailes (Alec Baldwin) cercano di far entrare in testa alla NFL (che non ne vuole proprio sentire di questa "nuova" patologia provocata da troppe "concussion") trasformerà il mondo del football americano. Almeno nella consapevolezza della pericolosità dei continui traumi cranici. Perché oltre a Mike Webster anche altri giocatori della NFL del calibro di Terry Long, Justin Strzelczyk e Andre Waters, sono deceduti con sintomi molto simili a quelli di Webster, scoprirà in seguito il dottor Bennet Omalu. Inutile dire, senza svelare la fine del film (che però è una storia vera), che la vita per Omalu e famiglia non sarà facile, ma che alla fine il bene vincerà sull'odio e sull'invidia. Il dottor Omalu ha sempre messo in guardia come l'encefalopatia traumatica cronica (CTE) sia in agguato anche in altri sport come ad esempio il wrestling, l'hockey su ghiaccio il rugby e naturalmente anche il calcio.

Ma per chi fosse un neurochirurgo e volesse toccare con mano il problema su qualche cervello, ecco che ad Arezzo dal 21 al 23 aprile, al Laboratorio della Fondazione ICLO, ci sarà il corso internazionale di dissezione "hands-on" su preparati anatomici per specialisti in neurochirurgia. Il Professor Luciano Mastronardi (Direttore UOC Neurochirurgia dell'Ospedale San Filippo Neri di Roma e Presidente di AIDA, l'Associazione Italiana di Dissezione Anatomica) nonché unico italiano tra i docenti specialisti ad Arezzo spiega bene la "concussion" del film: "La gestione del trauma cranico concussivo negli atleti deve prevedere una valutazione neurologica-neurochirurgica attenta sia nell'immediato che a distanza di giorni dal trauma, con osservazione clinica e indagini strumentali. La concussione è definita come una lesione cerebrale indotta da forze biomeccaniche causate da un trauma e caratterizzata dall'assenza di evidenti danni anatomici".

Come spiega la nota del corso "partendo dalla neurotossicità, disturbi del metabolismo energetico causati da una disfunzione dei mitocondri iniziale sembrano essere la spiegazione biochimica principale per la maggior parte dei segni e sintomi presenti dopo una concussione". "I neuroni 'concussi' - spiega ancora il Prof. Mastronardi - entrano in un particolare stato di vulnerabilità e se subentra un secondo trauma concussivo mentre le cellule nervose si trovano in questo stato, possono essere irreversibilmente danneggiati dall'insorgenza dell'edema cerebrale. Questa condizione di vulnerabilità cerebrale indotta da ogni concussione è la fisiopatologia di base della “sindrome del secondo impatto. L'N-acetilaspartato è una sostanza che rappresenta in modo specifico il benessere metabolico neuronale e in studi recenti (pubblicati anche da Neurochirurghi Italiani) si è rivelato un valido marker del danno biochimico cerebrale post-traumatico".

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