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Wearable technology: Italia prima in UE tra smartwatch e fitness smartband

Wearable technology significa tecnologia indossabile. E quando si tratta di tecnologia e di "indossare" l'Italia non solo è presente ma è prima in Europa, quasi a livelli americani. Dopo essere stati maniaci di telefonini e smartphone, l'italiano medio va oggi pazzo di smartwatch e fitness smartband. E maniaco del controllo com'è vuole dotarne il proprio cane e gatto (vedi Vodafone Kippy). Ma non comprende che il primo a portare un guinzaglio wireless potrebbe essere proprio lui.

Avere uno smartwatch o un braccialetto tecnologico per il fitness al polso sta diventando normale per molti italiani. Dopo essere stati riconosciuti nel mondo come i consumatori più voraci di telefonini prima e smartphone poi, ecco che sostituire il proprio orologio con uno smartwatch (per controllare lo smartphone che controlla a sua volta il tablet che controlla il pc di casa che controlla la temperatura della stufa del salone) sta diventando una procedura operativa standard per l'italiano medio. Lo rivelano gli analisti della Kantar che per la prima volta al mondo hanno effettuato uno studio planetario sulla penetrazione delle "wearable technology", ovvero quelle "tecnologie indossabili" che strizzano l'occhio al movimento cyborgism.

Il Kantar Worldpanel ComTech ha comunicato che il 12% degli statunitensi possiede una smartband, cioè un braccialetto per il fitness oppure uno smartwatch. Il dato di penetrazione di queste tecnologie negli USA, tecnologie che fanno felicissime le compagnie di assicurazioni e in generale il Grande Fratello, rappresenta circa il doppio rispetto a quello europeo. In Europa i dispositivi indossabili sono infatti in media al polso del 6,6% della popolazione. Il marchio Fitbit è leader nel segmento degli "indossabili" negli Stati Uniti con una quota di mercato del 62%, Apple con il suo iWatch ha raggiunto quasi il 7% delle vendite.

Ma in Europa, rivela sempre il Kantar Worldpanel ComTech, si preferiscono gli smartwatch rispetto agli Stati Uniti. Nel vecchio continente, gli smartwatch rappresentano infatti il 53% dei dispositivi "indossabili" mentre negli USA sono solo il 23%. Le marche più vendute in questo settore sono sempre Fitbit (al 18%) mentre Apple segue al 14% e Samsung al 12%. I dati raccolti dagli analisti si riferiscono al marzo 2016 e rivelano che i dispositivi indossabili vanno forte anche in Australia (12,7%) ma crollano in Giappone (3,7%).

In Europa si segnala che il Regno Unito è più simile agli Stati Uniti in quanto preferisce il braccialetto fitness (per il 54%) allo smartwatch (46%). Nella classifica dei Paesi europei in Francia la diffusione delle wearable technology è al 4,6%, la Germania si ferma al 5,4%, il Regno Unito al 7,9% ma, naturalmente, in piena crisi economica, senza prospettive per il futuro, con la generazione degli anni '80 che andrà in pensione a 75 anni (se mai ci andrà), ecco svettare nella hit parade della tecnologia indossabile l'Italia, con un 10.3%.

Il Bel Paese, da sempre disposto a portare l'anello al naso (oggi però basta che sia hi-tech e di tendenza) si conferma quindi principale terra di conquista della Silicon Valley e prateria sconfinata dei conglomerati coreani. I livelli di consumo di queste wearable technology in Italia (livelli quasi americani) fanno sperare che presto si diffonda anche da noi un nuovo tipo di smartband "elettrica". Si chiama Pavlok e tramite un app su smartphone o su smartwatch (in caso si vogliano tenere due braccialetti come spesso di vede in giro) provoca una scossa elettrica a comando da 50 fino a 450 volt.

Creato per autopunirsi quando ci si ritrova a riaccendersi una sigaretta o a mangiarsi una crema all'olio di palma, Pavlok non solo riporta ai fasti la "vecchia signora folgore" di Edison, ma volutamente si ispira agli studi di Ivan Pavlov e del suo cane. Il suo inventore Maneesh Sethi, prima di inventare Pavlok, si faceva schiaffeggiare da un'assistente quando controllava una volta di troppo la bacheca di Facebook. Costando un po' troppo un essere umano che ti picchia a comando, ecco l'idea geniale di costruire una smartband che fornisca una scossa elettrica.

Interessante l'uso che potrà farne l'italiano medio, sia nella criminalità organizzata (ogni adepto potrebbe avere una smartband elettrica per essere punito a comando dal capo) a tanti altri usi che solamente un capoufficio potrebbe trovare. Anche perché l'Italia ricorda bene di Pavlov solo che aveva un cane. Forse per questo è già pronta per dotare una smartband il proprio animale domestico preferito. E' già partita una campagna pubblicitaria in grande stile per Vodafone Kippy9, un collare "intelligente", naturalmente "per essere ancora più vicino al tuo amico a 4 zampe".

Spiega Vodafone: "Il primo dispositivo ad unire la localizzazione GPS e il monitoraggio dell'attività motoria pensato per gli animali domestici. Il sistema GPS localizza il tuo animale attraverso una rete satellitare, per un raggio d'azione praticamente illimitato. Piccolo, resistente e facile da agganciare al collare, con Vodafone Kippy il tuo animale è sempre sicuro". E non solo il cane, abituato ai collari, sarà tracciato da Kippy ma anche il gatto (guardate la faccia triste del felino sulla pagina web di Vodafone), potrà essere monitorato dal collare Vodafone. Con la relativa app si potranno quindi "impostare" gli obiettivi che ci si prefigge di far raggiungere al proprio animale, monitorando giornalmente i suoi progressi e i suo miglioramenti. Se si pensa che anche il padrone dell'animale porta una smartband (magari gentilemente data dalla propria compagnia d'assicurazione), si tirino le somme. O il guinzaglio wireless.

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