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Viaggi nel tempo: nessun ritorno al passato, solo al futuro come i kaoni

Ricercatori italiani dimostrano con un esperimento quantistico che la freccia sul vettore del tempo è verso il futuro. Una macchina del tempo potrebbe quindi andare verso il Nuovo Ordine Mondiale e non verso l'Impero Romano. Ma fu Zichichi qualche anno fa a suggerire come potrebbero essere i kaoni a poter "spiegare perché la freccia del tempo nel nostro mondo vada sempre dal passato al futuro".

Viaggiare nel tempo potrebbe essere possibile, ma solo verso il futuro, queste le conseguenze di un esperimento dell'Istituto sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr), in collaborazione con Sapienza Università di Roma e l'Università dell'Aquila che ha trovato la prova sperimentale che la freccia del tempo non può essere invertita, neppure in sistemi quantistici. I risultati sono pubblicati su Scientific Reports sull'articolo "Physical realization of the Glauber quantum oscillator" firmato da Claudio Conti, Silvia Gentilini, Maria Chiara Braidotti, Giulia Marcucci, Eugenio DelRe. La freccia del tempo, cioè il suo "vettore" è puntato solamente verso il futuro e questa prova sperimentale non permetterebbe quindi a Martin McFly, protagonista di "Ritorno al futuro" di tornare dai nostri giorni al suo tempo (il 1985). La ricerca finanziata dalla John Templeton Fundation e guidata da Claudio Conti, direttore dell'Istituto sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr), sembra pertanto porre fine alla grande corsa narrativo-filosofico-matematico-sperimentale a cui l'uomo, almeno dall'uscita del libro "La macchina del tempo" di H.G. Wells nel 1895 (la coincidenza numerica con il tempo di Martin McFly è solo un caso?) ha partecipato con i suoi più sfrenati sogni. O quanto meno questi studi sperimentali tarperanno le ali a chi vorrebbe tornare ai propri "migliori anni", dato che una eventuale macchina del tempo potrebbe puntare solamente verso il futuro.

Ma in che cosa è consistito l'esperimento quantistico dei ricercatori? Una nota dell'Università La Sapienza di Roma cerca di spiegarlo ai profani: "Le fondamenta teoriche su cui è basata la ricerca sono state introdotte nel 1986 dal premio Nobel per la fisica, Roy Glauber. Il modello matematico prevede che i decadimenti degli 'oscillatori inversi quantistici' avvengano solo a determinate velocità. Allo stesso tempo, affinché la teoria sia verificata, occorre che questo tipo di trasformazioni siano irreversibili, il che significa che la particella, una volta decaduta, non si possa più riformare. Da qui l'assunto che non si può tornare indietro nel tempo". Chiarisce Claudio Conti: "Uno dei problemi principali della fisica moderna è spiegare perché il tempo va solo in avanti, e non si può tornare indietro. La meccanica quantistica non fornisce nessuna indicazione sul perché i fenomeni naturali siano irreversibili. Consideriamo un pendolo messo a testa in giù: nella nostra esperienza quotidiana sappiamo che, dopo qualche istante, l'asta cadrà e non ritornerà più su. Ciò non era mai stato verificato per un pendolo quantistico, cioè una particella come un fotone o un elettrone che si muove intorno al proprio nucleo: diciamo che si ha un pendolo inverso quando queste particelle decadono, cioè si scompongono in particelle differenti e - si dice in fisica - 'vanno all'infinito', in un certo senso, spariscono".

"Nessuno prima d'ora aveva mai testato empiricamente questa teoria - continua Conti -. Per simulare un oscillatore di Glauber, abbiamo fatto passare un raggio luminoso attraverso un liquido fototermico. Il liquido assorbe la luce e la defocalizza rendendola simile a un oscillatore quantistico invertito e rende più facile individuare la quantizzazione dei decadimenti. Avendo ottenuto questa prova sperimentale, possiamo affermare che la teoria è verificata, anche per quanto riguarda la freccia del tempo". Questo risultato fa riflettere sulle teorie che "permettevano" dal punto di vista logico-matematico i viaggi nel tempo. Da Kurt Goedel a John Archibald Wheeler con i suoi wormhole (ma anche con la teoria del "One-electron universe"), da Frank Tipler a Kip Stephen Thorne, i viaggi nel tempo con questa conferma sperimentale cessano di essere viaggi che presuppongono un ritorno (al passato). E pensare che i viaggi nel tempo senza i terribili paradossi temporali sembravano ormai cosa fatta nel 2010 grazie alle ipotesi di Seth Lloyd del Mit di Boston con lo zampino di due italiani (Lorenzo Maccone e Vittorio Giovannetti).

Spiegava il Corriere della Sera: "Rispetto a molti altri tentativi teorici sin qui compiuti, Lloyd aggiunge maggior credibilità perché fa ricorso a un 'effetto' prima ignorato. Vediamo come. Egli parte dal teletrasporto, ben noto ai più grazie a Star Trek dove le persone sono trasferite da un luogo all'altro istantaneamente (in laboratorio, comunque, qualche fotone è già stato teletrasportato) e dalla meccanica quantistica. Ma il trucco sta nel far intervenire l' 'effetto di postselezione' che, semplificando, è un modo diverso di giocare le carte a disposizione. Grazie ad esso solo le particelle che sono state teletrasportate potrebbero essere riportate indietro nella condizione originaria, facendo così compiere un viaggio a ritroso pure nel tempo". L'ipotesi fu stroncata "alla siciliana" dal Prof. Antonino Zichichi il quale sentenziò in una intervista a Il Sussidiario: "Lloyd non ha condotto nessun esperimento, ma soltanto elaborato una teoria con considerazioni peraltro molto discutibili. Non c'è stato il minimo tentativo di legare tutte queste chiacchiere a fenomeni sperimentali. La grande lezione di Galileo Galilei è che io posso immaginare qualsiasi cosa, formulare qualsiasi teoria, elaborare qualsiasi modello matematico. Ma arrivato a questo punto, se sono uno scienziato devo dire: 'Signore e signori, lo volete dimostrare? Per farlo dovete condurre questo esperimento'. E quale esperimento devo condurre per dimostrare che è possibile tornare indietro nel tempo? Nessuno è in grado di dirlo".

Fu proprio Zichichi a spiegare come sia "normale" trasferire particelle elementari dal futuro al passato ricordando che "per i fenomeni fondamentali e le particelle elementari andare avanti o indietro nel tempo è esattamente la stessa cosa. Il primo a sostenerlo è stato il fisico ungherese Eugene Wigner, che ha elaborato il cosiddetto Teorema del tempo". Teorema del tempo di Wigner che Zichichi stesso ha confermato in via sperimentale: "Io stesso ho condotto l'esperimento che stabilisce che il Teorema del tempo per le forze elettromagnetiche ha una validità dimostrabile con un'altissima precisione. E così il Teorema ha superato la grande avventura sperimentale. Nonostante tutti gli eventi del mondo in cui viviamo procedano sempre dal passato verso il futuro, per i fenomeni relativi alle particelle fondamentali andare dal futuro al passato o viceversa è esattamente equivalente". Ma con un'eccezione, spiegava sempre Zichichi: "Finora l'unico esperimento in cui il teorema di Wigner non ha funzionato è stato quello condotto nel 1964 con un decadimento molto raro in natura, i mesoni K".

Mesoni K (chiamati anche kaoni) che sono una vera risorsa "da varietà" nel grande teatro della fisica delle particelle. Di questi strani attori se ne è occupata la rivista dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con l'articolo "Lo strano caso dei mesoni K. Particelle in crisi d'identità". Il fatto che noi umani, pur fatti di particelle, non possiamo viaggiare nel tempo, è un mistero per tutti, anche per Antonino Zichichi: "Questo è l'interrogativo cui nessuno scienziato è ancora riuscito a rispondere. L'unico appiglio in nostro possesso per spiegare perché la freccia del tempo nel nostro mondo vada sempre dal passato al futuro è l'esperimento sui mesoni K. Che però nessuno ancora è riuscito a utilizzare per spiegare il fatto che, mentre le particelle elementari possono procedere a ritroso nel tempo, noi non siamo in grado di farlo". Con l'esperimento quantistico italiano si è fatto comunque un grande passo avanti: quello che nei viaggi del tempo non si potrà mai fare un passo indietro.

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