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Tonino Guerra è morto: poeta, ottimista, ateo e comunista zen

Tonino Guerra è morto. Poeta, sceneggiatore per Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, tra gli altri, autore del celebre slogan di UniEuro "l'ottimismo è il sapore della vita!" ma anche "ateo e comunista zen che si porta dentro San Francesco".

Tonino Guerra è morto il primo giorno di primavera nonché Giornata mondiale della poesia, come proclamata dall'Unesco. Non poteva andarsene che in questo giorno Tonino Guerra, per molti famoso solo per le pubblicità d'autore della catena di elettronica UniEuro, per cui aveva ideato lo slogan "l'ottimismo è il sapore della vita!" nonostante sia stato un grande poeta nonché sceneggiatore di alcune importantessime pellicole del mondo del cinema. Nato il 16 marzo del 1920 a Santarcangelo di Romagna, dove era ritornato da qualche tempo a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute, Tonino Guerra inizia dapprima a lavorare come maestro elementare, per poi essere deportato durante la Seconda Guerra Mondiale in un campo di concentramento a Troisdorf, e come riporta anche Wikipedia, il futuro poeta raccontò in seguito: "Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo".
Dopo la Liberazione, si laurea quindi in pedagogia presso l'Università di Urbino e pubblica, con prefazione del suo mentore Carlo Bo, la sua prima raccolta di poesia, che si intitolano "I scarabocc" (Gli scarabocchi). Tonino Guerra diventò così membro di un gruppo di poeti, "E circal de giudeizi" (Il circolo della saggezza) e nel 1952 pubblica "La storia di Fortunato", suo primo romanzo. Il successo comincia però quando decide nel 1953 di trasferirsi a Roma per diventare sceneggiatore. La sua prima chiamata importante arriva però solo nel 1960 quando affiancò Elio Bartolini per scrivere la sceneggiatura de "L'avventura", di Michelangelo Antonioni.
Con Antonioni collaborò quindi anche per "La notte", "L'eclisse" e "Il deserto rosso", tutti e tre con Monica Vitti, per poi firmare sceneggiature anche all'estero, come quelle di "Blow-up" del 1966 e di "Zabriskie Point" del 1970.
Vittorio De Sica lo volle poi per il suo "Matrimonio all'italiana" del 1964, e così pure Elio Petri per "La decima vittima" del 1965 e Mario Monicelli per "Casanova '70" del 1965.
Ma "l'incoronazione" come sceneggiatore avvenne con Federico Fellini che lo volle al suo fianco per il premio Oscar come miglior film straniero "Amarcord" del 1973. Dopo Amarcord, Fellini, con cui divenne molto amico, gli fece firmare anche la sceneggiatura di "E la nave va" del 1983 e "Ginger e Fred" del 1986.
Tante e tante altre le collaborazioni di Tonino Guerra, che però non gli impedirono negli anni '80 di ritornare nella sua Emilia Romagna non solo per continuare la sua produzione poetica ma anche per dedicarsi ad una sua seconda passione, l'architettura e la pittura, creando installazioni artistiche da lui ribattezzate "I luoghi dell'anima".
Nel 2010 venne premiato, a 90 anni, con il David di Donatello alla carriera e sempre quell'anno viene insignito dall'Università di Bologna del Sigillum Magnum.
"Ateo e comunista zen che si porta dentro San Francesco" come si definì un paio di anni fa nel corso di una intervista al Corriere della Sera (http://is.gd/S8V5zv), cui raccontò un anedotto "che sembra frutto della sua magica fantasia" come scrisse anche il giornalista Francesco Alberti, anche se Tonino Guerra precisava che "è successo veramente, mica è una sceneggiatura".
Una mattina di circa mezzo secolo fa, nel periodo in cui aveva appena finito di lavorare alla sceneggiatura di "Amarcord", come sempre scese da casa, nei pressi di Piazzale Clodio a Roma, per andare verso l'edicola. "Cominciai l'attraversamento e all'improvviso sbucò da quel mare di lamiere un'auto scura e con i vetri che non si riusciva a vedere dentro - raccontava Tonino Guerra - Mi colpì una gamba di striscio: feci un gran salto all' indietro, alzai le braccia come ad arrendermi e sbottai in un'espressione di quelle che tagliano in due i cieli di Romagna: qualcosa di peggio di una parolaccia...". Una bestemmia. Tonino Guerra quindi rivela: "Si abbassò il finestrino e comparve il volto di Papa Giovanni XXIII. 'Me lo trovai a cinque centimetri dal mio naso: io impietrito e con le braccia in alto, lui con un sorriso dolcissimo. Non riuscii a dire una parola. Mi diede la benedizione e scomparve nel traffico' - aggiungendo - Me lo trovai davanti, non so che cosa pensai, ricordo solo che mi stampigliò in faccia un segno della croce come a spaccare un cocomero...".
Oggi ad annunciare la morte del poeta sono stati la moglie Lora e il figlio Andrea Guerra, noto musicista, con poche parole ricche di significato: "Alle 8.30 della mattina del 21 marzo 2012, in Piazza Ganganelli, a Santarcangelo, nella casa di Tonino Guerra è entrato il silenzio".

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