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Rai 5: stasera in tv 15 settembre il film "12", remake de La parola ai giurati

"Rai5 trasmette martedì 15 settembre alle 21.15 il film '12'. Nel 1957 fu Sidney Lumet con Henry Fonda, e altri 11 giurati chiusi in camera di consiglio per decidere il destino di un ragazzino ispano-americano accusato di parricidio nel film 'La parola ai giurati'. Oggi è Nikita Michalkov con '12' giurati russi a decidere di un giovane ceceno forse colpevole dell'omicidio del padre adottivo, ufficiale dell'esercito russo", viene segnalato in una nota dalla tv pubblica.

"Rai5 trasmette martedì 15 settembre alle 21.15 il film 12. Nel 1957 fu Sidney Lumet con Henry Fonda - riferisce con una nota la tv di Stato -, e altri 11 giurati chiusi in camera di consiglio per decidere il destino di un ragazzino ispano-americano accusato di parricidio nel film La parola ai giurati."
La Rai continua ancora: "Oggi è Nikita Michalkov con '12' giurati russi a decidere di un giovane ceceno forse colpevole dell'omicidio del padre adottivo, ufficiale dell'esercito russo. E la scena si sposta dall'America dei sani principi a una Mosca innevata capitalista. E dalle solide boiseries Old America alla palestra dismessa di una scuola. A mano a mano che il tempo passa, le parole dei giurati diventano un affresco a tutto tondo della nuova Russia."
"E la ricerca della verità non è più l'accertamento della dinamica di un delitto, ma lo specchio di un mutamento sociale che ha scardinato le certezze e gli animi" si prosegue.
"Eccoli i giurati: un operaio, un amministratore delegato, il direttore di un cimitero, un televisivo, un tassista, un uomo di spettacolo. Eccoli nella sempre più teatrale e claustrofobica situazione, lanciarsi in monologhi e confessioni raccontando di padri e madri, figli, amori e disastri economici. Quasi tutti disprezzano i caucasici, li definiscono selvaggi, bastardi, belve (specialmente i ceceni). Ma quasi tutti poi finiscono per parlare di sé, del loro Paese della guerra, dello smarrimento, del disprezzo antigovernativo, del passato e del presente. E le parole si trasformano in dialoghi sempre più serrati e intensi che sfociano nell'umorismo, quell'umorismo russo e sghembo in cui Michalkov è maestro" viene osservato.
"Come è maestro nella direzione di attori teatrali che tengono magistralmente in mano un film bello e verboso, nato quasi per scommessa, quando il regista, dovendo sospendere la lavorazione del 'Sole ingannatore 2', cominciò a girare '12' per tenere insieme la troupe" si osserva.
"Senza sapere che ci avrebbe regalato un'opera simbolica sulla giustizia - si illustra al termine del comunicato -, sul razzismo, sul rapporto con l'altro. Opera universale che dall'America degli anni '50 arriva alla Russia del Terzo millennio con le stesse irrisolte domande sul futuro della società degli uomini."

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