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Lo Hobbit: "il film non convince" il giornale della Santa Sede

Se per Lo Hobbit è "Un viaggio inaspettato", anche per il regista Peter Jackson le recensioni sono tutt'altro che prevedibili, dato che la stampa specializzata si è mostrata "tiepida" di fronte alla "grandeur" di fotogrammi al secondo e cast impiegato. Anche per l'Osservatore Romano Lo Hobbit "non convince".

"Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato" diretto da Peter Jackson era atteso da tutti i fan della saga (è il primo dei tre prequel della trilogia de Il Signore degli Anelli), quanto da molti tra gli addetti lavori. Le promesse del regista, a cominciare dalla sceneggiatura (curata oltre che da Jackson anche da Fran Walsh, Guillermo del Toro e Philippa Boyens) per finire con la tecnica cinematografica, erano importanti e promettevano, come minimo, la "gradevolezza" (per gli amanti del genere) dei tre film precedenti. Anche il 3D con la "mirabolante" tecnica dei 48 fps (fotogrammi per secondo), al posto dei tradizionali 24 fps aveva creato molte aspettative, soprattutto nei "movimenti veloci" della camera. "Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato" è arrivato nelle sale di (quasi) tutto il mondo, ma mentre il successo al botteghino sembra scontato (è molto difficile "resistere" alla macchina del marketing in stile Avatar), la critica si mostra tiepida nei confronti de Lo Hobbit. L'ultima fatica di Peter Jackson non sembra infatti aver convinto pienamente i palati fini della critica cinematografica mondiale, che quasi ha snobbato la nuova "trovata" di filmare al "doppio" dei fotogrammi, tacciandola praticamente "iper realismo ottico". Se la nuova tecnologia spicca nelle scene di "movimento" in cui la camera si sposta velocemente da un soggetto all'altro, quando la cinepresa invece sta ferma le scene darebbero l'idea di essere talmente nitide da apparire "teatrali" se non "finte". In effetti Peter Jackson, che con i 48 fps desiderava "eliminare" le tante sfuocature tra i fotogrammi (intermedi) "in movimento", non ha forse compreso che è proprio grazie a quelle "sfuocature", a quelle mancanze di "dati" nelle immagini, che il film "lasciava posto alla fantasia" dello spettatore. In altre parole lasciava lo spazio al cervello di "ricostruire" la scena, come fa abitualmente nella visione quotidiana. Forse anche per questo Lo Hobbit non è piaciuto tanto al critico dell'Osservatore Romano che lo recensisce come "uno hobbit ancora troppo piccolo". Per Gaetano Vallini, che firma la recensione sul quotidiano della Santa Sede, "il film non convince" e "forse proprio la ricerca della perfezione visiva, con immagini pulite e senza sbavature, fa sì che il realismo da pregio si trasformi in limite, perché toglie quell'alone di epicità alle scene". Nella recensione de Lo Hobbit, Vallino trova che "la prima parte lenta e troppo lunga viene riscattata parzialmente da un bel prologo e da un seguito che richiamano solo a tratti la magniloquenza mitologica che aveva fatto la fortuna dell'opera precedente". Insomma, ci si aspettava di più per un film costato 270 milioni di dollari.

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