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3D, Wim Wenders: dopo il primo capolavoro Avatar, solo robaccia

Wim Wenders, il grande regista, sceneggiatore e produttore cinematografico tedesco firma un film documentario su Pina Bausch in 3D, ma non è tenero con la stereoscopia, che serve solamente per raccontare certe realtà dove il bidimensionale rimane stretto.

Finalmente un regista a cui non si può negare il fatto di essere almeno uno "dei grandi" del cinema, spezza il monolitico (e monocorde) coro polarizzato per l'imposizione del 3D come "futuro" del cinema.
Ora finalmente chi aveva segretamente pensato (nel recondito della sua coscienza cinematografica) che gli occhialini sono scomodi, che fanno venire mal di testa, che una volta abituati non fa più "impressione", che quello che si vede sembra finto ed uscito da un videogioco, e che magari anche Avatar faceva venire un cenno di colite e latte alle ginocchia (con l'incubo che intervenisse la psicopolizia da un momento all'altro), potrà incominciare ad esprimere le sue opinioni in pubblico.
Da questo momento, chi dissente dall'invasione degli ultracorpi in 3D, potrà usare come scudo nonviolento da opporre al qualunquismo commercial-contemporaneo, niente di meno che Wim Wenders.
"Dopo il primo capolavoro (Avatar, James Cameron ndr) è stata solo robaccia" sentenzia Wim Wenders al giornale tedesco "Bild am Sonntag". In sintesi afferma che tutti i film dopo Avatar sono tecnicamente inferiori, anche se, a confronto con il film di Cameron, lo rendono addirittura un "capolavoro".
C'è da dire che Wenders non risparmia (meno male) anche il film di James Cameron ("ricetta vecchia" per quanto riguarda la sceneggiatura e "poco preciso" nella resa 3D). Wenders dei film "oltre" Avatar dice che il 3D "dà il mal di testa, ti senti un disagio fisico e non si riesce a capire il perché siano stati girati in 3D".
E non si può dire che Wenders non si intenda di tecnologia e non la ami. Chi ricorda (e ne sente ancora gli echi profetici) di quel gran misconosciuto film del maestro tedesco "Fino alla fine del mondo" del 1991 sa di che cosa si parla. Non a caso il regista tedesco il 3D lo ha anche usato per un film documentario girato in omaggio alla coreografa Pina Bausch, scomparsa poco prima che il regista iniziasse a girare.
Pina Bausch scomparsa a fine giugno 2009 era un genio della danza e della regia teatrale, considerata la fondatrice del teatro-danza europeo (Tanztheater). Molti la ricorderanno anche sul set di Fellini ("E la nave va") nei panni di una principessa non vedente.
Ma questo nuovo film di Wim Wenders è appunto un "documentario" e la stereoscopia è stata utilizzata solamente come "mezzo" ideale per raccontare le "evoluzioni" della danza. Era infatti vent'anni, racconta Wenders, che non riusciva a trovare una soluzione "giusta" per la trasposizione cinematografica per le coreografie, ma ha avuto l'illuminazione guardando "U2 3D". Illuminazione 3D.

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