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Riforma Titolo V Costituzione: con clausola supremazia addio Regioni?

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge per riformare il Titolo V della Costituzione. Al centro del provvedimento c'è la "clausola di supremazia" che rischia di fatto, stando alle prime bozze, di cancellare le autonomie delle Regioni (anche a Statuto speciale) e degli enti locali, anche in campo economico. E' la fine del federalismo?

Nel corso del Consiglio dei Ministri del 9 ottobre scorso, quando è stata varata la legge di stabilità 2013 , è stato approvato anche un disegno di legge costituzionale di riforma del Titolo V. Come sottolinea nella nota Palazzo Chigi, "l'intervento si è reso necessario viste le criticità emerse nel corso di questi anni" e "l'obiettivo è quello di apportare modifiche quantitativamente limitate, ma significative dal punto di vista della regolamentazione dei rapporti fra lo Stato e le Regioni". Quali saranno quindi queste "modifiche significative" che regoleranno in futuro i rapporti tra Stato centrale e Regioni? In questi giorni sono circolate diverse bozze, ma come anticipa già Palazzo Chigi, l'intervento riformatore si incentrerà "anzitutto sul principio dell'unità giuridica ed economica della Repubblica come valore fondamentale dell'ordinamento" attraverso la "cosiddetta clausola di supremazia", annunciando che entreranno quindi "nel campo della legislazione esclusiva dello Stato alcune materie che erano precedentemente considerazione della legislazione concorrente" come "il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, le grandi reti di trasporto e di navigazione, la disciplina dell'istruzione, il commercio con l'estero, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia" ma anche "la disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, la disciplina generale degli enti locali" e "la disciplina del turismo".

E' la fine del federalismo, e quindi dell'autonimia delle Regioni e degli enti locali? Per molti, soprattutto per gli amministratori locali, sì. Se per Vasco Errani, presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, "è inaccettabile come il governo Monti stia smantellando la credibilità delle istituzioni", per il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, l'esecutivo dei tecnici sta di fatto affermando che "il centralismo e lo statalismo sono la salvezza dell'Italia", ricordando come "questo governo prima ha affamato i Comuni, poi ha cancellato le Province, e adesso vuole cancellare anche le Regioni". Durissimo il senatore della Lega Nord Roberto Calderoli, che avvisa: "Se il governo Monti vuole davvero cancellare anche quel minimo di federalismo che c'è oggi in Costituzione, dopo aver cancellato il federalismo fiscale, e se questo dovesse essere fatto da un governo tecnico, non votato da nessuno, allora saremmo di fronte ad un colpo di Stato e semmai dovesse davvero capitare una cosa del genere saremmo costretti a scendere a Roma e non con buone intenzioni". Il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, cerca di rassicurare che questa dell'articolo V della Costituzione non è "né una controriforma né un golpe" ma che si tratterebbe solo "di colmare lacune e correggere criticità della riforma del 2001 un decennio dopo: un tagliando fatto con cura per far funzionare meglio la macchina". Griffi invita quindi i Presidenti delle Regioni a riflettere "sul testo del disegno di legge costituzionale che sarà inviato alla Conferenza delle Regioni quando sarà presentato in Parlamento".

Il problema è che nelle bozze circolate della riforma del Titolo V della Costituzione la "clausola di supremazia" di cui parla il governo si tradurrebbe in una sorta di legittimazione di interventi illimitati da parte dello Stato, soprattutto in campo economico, e a cui dovrebbero sottostare anche le Regioni a Statuto speciale, che verrebbero quindi obbligate a rispettare l'equilibrio di bilancio e il patto di stabilità. Nella bozza della riforma del Titolo V della Costituzione, infatti, si leggerebbe che "in materia finanziaria l'autonomia si svolge nel rispetto dell'equilibrio dei bilanci e concorrendo con lo Stato e con gli altri enti territoriali ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea" e che la Corte dei Conti avrebbe "il controllo preventivo di legittimità sugli atti del governo e delle Regioni, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato e di quello regionale". Ma non solo. Disciplinando per esempio che apparterrà allo Stato la competenza della "distribuzione dell'energia", si paventa l'ipotesi che gli enti locali non potranno più opporsi a progetti considerati magari "strategici" a livello nazionale.

Commentando queste prime indiscrezioni sulla riforma dell'articolo V della Costituzione, il presidente dell'Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) Graziano Delrio precisa quindi che "i problemi e gli scandali di questi mesi sono dovuti alla mancata attuazione dei principi del federalismo" e per questo non saranno accettati "passi indietro sul processo di autonomia e responsabilizzazione dei Comuni" perché "non è accettabile che sull'onda dell'emotività per alcuni gravi scandali si metta mano al processo di autonomia per gli enti locali". Gli fa eco il presidente del Consiglio nazionale dell'Anci, Gianni Alemanno, sottolineano il "grande disagio da parte dei Comuni, a causa del rischio di veder sparire la nostra autonomia. E' un fatto inaccettabile, che rischia di far cadere l'intera struttura istituzionale del Paese".

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