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Scambio di embrioni al Pertini: battaglia legale tra i "4 genitori"

E' prevista per fine agosto la nascita dei gemelli frutto di uno scambio di embrioni nel reparto fertilità dell'ospedale Sandro Pertini di Roma, durante un trattamento di procreazione medicalmente assistita. E tra i "4 genitori" rimasti purtroppo e loro malgrado coinvolti in questo scambio di embrioni, sembra che sta per iniziare una vera e propria battaglia legale.

E' prevista per fine agosto la nascita dei gemelli frutto di uno scambio di embrioni nel reparto fertilità dell'ospedale Sandro Pertini di Roma, durante un trattamento di procreazione medicalmente assistita divenuta inconsapevolmente (e tristemente) il primo caso in Italia di fecondazione eterologa. E tra i "4 genitori" rimasti purtroppo e loro malgrado coinvolti in questo scambio di embrioni, sembra che sta per iniziare una vera e propria battaglia legale. I genitori biologici dei due gemellini annunciano, sulle pagine del Corriere della Sera, che non intendono rinunciare a quelli che, a tutti gli effetti, sono i loro figli. "I veri genitori siamo noi, gli unici. I bambini devono avere il nostro cognome fin da subito, appena nati. Andremo all'anagrafe per segnarli come nostri. Ce li dovranno restituire" assicurano i genitori biologici, che hanno dalla loro anche una sentenza della Corte di Strasburgo che la scorsa settimana ha condannato la Francia per aver proibito il riconoscimento legale della relazione tra un padre biologico e i figli nati con la maternità surrogata (o utero in affitto), praticata in una clinica americana. Per il momento, la coppia non conosce nemmeno i nomi dell'altra coppia, quella che sta portando avanti la gravidanza, e per questo, dopo una istanza scaduta presentata all’ospedale Pertini ora si sono rivolti al Tar del Lazio per "far valere il diritto fondamentale a essere riconosciuti come genitori dei nostri figli", ammettendo: "Il pensiero che nascano lontano da noi è una violenza inaudita". Non si è fatta attendere la replica dell'altra coppia, che dalle pagine de La Stampa e de La Repubblica chiarisce: "Dopo l'imperdonabile errore commesso dall'ospedale, non potevamo certo rinnegare quelle due creaturine nel grembo di mia moglie. E' lei la vera madre. E' lei a nutrirli attraverso il cordone ombelicale. E io sono il padre che già li coccola sin dal primo momento. - ma ammette - E' necessaria una pratica di riconoscimento della paternità. E per quello ci batteremo in tribunale". La coppia quindi spera: "Il vuoto legislativo in materia è dalla nostra parte. Abbiamo fiducia nel diritto naturale".

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