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Eterologa, mons. Nosiglia: figlio è un dono, non un oggetto di proprietà

L'Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, spera che vi sia presto una legge nazionale sulla fecondazione eterologa per "evitare il far west, le derive eugenetiche e l'instaurarsi di un subdolo mercato procreativo animato dalla logica del figlio a tutti i costi", perché "un bambino non è un prodotto da comprare, vendere, possedere e manovrare come un oggetto a proprio piacimento".

"E' doveroso che al più presto vengano date norme sicure che regolamentino la questione su tutto il territorio nazionale per evitare il far west, le derive eugenetiche e l'instaurarsi di un subdolo mercato procreativo animato dalla logica del figlio a tutti i costi" avverte l'Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, commentando il fatto che le Regioni hanno ormai trovato un'intesa sulle linee guida per la fecondazione eterologa, mentre si attende ancora una legge a livello nazionale. Al settimanale "La Voce del Popolo" (di domenica 7 settembre 2014) mons. Cesare Nosiglia sottolinea infatti: "Si direbbe che in Italia le questioni di rilevanza bioetica vengano gestite nei tribunali anziché nelle appropriate sedi legislative; e ciò accade, sovente, a causa delle lungaggini della macchina politica e burocratica". Nell'intervista pubblicata sul sito della diocesi di Torino a cura di Marco Bonatti, mons. Cesare Nosiglia ricorda: "Il Magistero della Chiesa è intervenuto più volte sul problema della procreazione medicalmente assistita. La Congregazione per la Dottrina della Fede in particolare affronta il tema in due documenti: Donum vitae (1987), Dignitas personae (2008). Il primo precisa che il concepito non può essere voluto «come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l'oggetto di una tecnologia scientifica. Nessuno può sottoporre la venuta al mondo di un bambino a delle condizioni di efficienza tecnica valutabili secondo parametri di controllo e di dominio» (II,B.4c). Questa osservazione vale già per la fecondazione omologa, cioè per la procreazione artificiale realizzata con i gameti dei coniugi. A maggior ragione risulta ineludibile per la fecondazione eterologa, ottenuta mediante l'incontro di gameti di almeno un donatore estraneo alla coppia. - sottolineando - Così si priva il nascituro della relazione filiale con le sue origini parentali e c'è il rischio di ostacolare la maturazione della sua identità personale". L'Arcivescovo chiarisce: "Il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, «il più grande» e il più gratuito del matrimonio, ed è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori. Non esiste, come invece si vorrebbe far credere, un «diritto al figlio»". Affrontando la sentenza che ha permesso l'adozione ad una coppia gay, mons. Nosiglia spiega che tale decisione "è preoccupante sotto due profili: quello giuridico perché la magistratura dovrebbe applicare le leggi non sostituirsi ad esse. In secondo luogo questa sentenza non tiene in alcun conto il diritto primario di un bambino di rapportarsi nella sua crescita a un padre e una madre, soggetti insostituibili nella vita di un figlio. Ogni uomo ha il diritto di conoscere e rapportarsi con chi lo ha generato e fino a prova contraria la generazione esige l'apporto determinante di un uomo e di una donna". L'Arcivescovo quindi si chiede "se ogni desiderio pure legittimo di una persona debba trovare accoglienza e riconoscimento sia giuridico, sia legislativo a scapito di altri diritti (non desideri) primo tra tutti quelli di un bambino che non è un prodotto da comprare, vendere, possedere e manovrare come un oggetto a proprio piacimento".

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