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Federfarma: "danni ai cittadini". Parafarmacie: "logica 'del terrore'"

Il governo Monti e la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, questo è il "problema". Federmarma e le farmacie "tradizionali" contro il "nuovo che avanza" ovvero le Parafarmacie. Accuse reciproche pesanti e il timore, da una parte e dall'altra, che possa rimetterci il cittadino che, in Italia, 954 su 1000 abitanti, ingoia una "pasticca" al giorno.

I farmaci per gli italiani sono qualcosa che va oltre le cure e le prescrizioni mediche. Se si conta che l'Osmed (Osservatorio Nazionale sull'impiego dei medicinali) certificava nel rapporto 2010 che su 1000 abitanti 954 prendono un farmaco al giorno (di solito farmaci per l'apparato cardiovascolare o gastrointestinale) e che questo dato rappresenta "il 20% in più di 5 anni fa" (http://is.gd/TgaW97) si può capire quanto la "vexata quaestio" della liberalizzazione dei "farmaci di fascia C" sia "sentita" dai cittadini, che partecipano "emozionalmente" quasi più che alle proteste sull'"inadeguamento Istat" delle pensioni. Il governo Monti in questi giorni deciderà se liberalizzare definitivamente i farmaci di classe C (da vendersi su presentazione di ricetta medica) che ora potevano essere venduti solamente in farmacia. Questi farmaci tra poco, se il governo vorrà, potrebbero essere infatti presenti anche nelle "parafarmacie" dove, ricordiamo, è per legge presente almeno un farmacista iscritto all'Ordine Professionale. Ovvie le polemiche tra i "farmacisti titolari" con Federmarma e il "resto del mondo" delle parafarmacie, rappresentato dall'MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti), ANPI (Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane), FEF (Federazione Esercizi Farmaceutici), FORUM (Nazionale Parafarmacie). Tra i due "blocchi" è ormai guerra aperta, e se feriti ci saranno, essendo comunque tutti farmacisti, ironizzano alcuni, potranno trovare con facilità bende e disinfettante (forse a costi diversi però a seconda del "blocco"). Tutte e due naturalmente dicono apertamente di combattere "a favore del cittadino". Federfarma in una nota stampa intitolata "Le farmacie chiuderanno ma al Governo non importa nulla" è molto preoccupata per il possibile futuro "parafarmaceutico". "La manovra di Governo colpisce il Servizio Farmaceutico, introducendo la possibilità di distribuire i farmaci con ricetta medica anche fuori dalla farmacia - dice Federfarma -. E' una misura che non porta sviluppo, ma solo danni ai cittadini, indebolendo gravemente moltissime delle migliaia di farmacie che oggi assicurano l'assistenza nei comuni dove non c'è nessun presidio sanitario, né tantomeno una rete commerciale; a meno che il Governo Monti non intenda per sviluppo far ingoiare più pillole ai cittadini italiani, con gioia e maggior profitto per la grande distribuzione organizzata". Per questo Federfarma lancia un accorato appello a Monti che "non ci vuole neppure ascoltare", scrivendo: "Senatore Monti e Ministro della Salute Balduzzi: ascoltateci! Convocateci! Non si può affidare la salute alle speculazioni del mercato. Le farmacie, nell'interesse di tutti, saranno costrette nei prossimi giorni ad adottare misure per spiegare ai cittadini le ragioni del degrado che questo Governo tecnico sta per produrre all'assistenza farmaceutica, non certo per 'salvare l'Italia'". I parafarmacisti dal canto loro "la mettono così" (come soleva dire Tremonti, ora simpaticissimo, per alcuni, rispetto all'attuale Monti): "Gli allarmi lanciati in questi giorni dalla casta che difende il proprio monopolio nella distribuzione del farmaco, sono completamente 'falsi' e privi di qualsiasi fondamento. Il 'mercato' che si apre alla parafarmacia rappresenta il 9% di tutta la spesa farmaceutica italiana, il che tradotto in termini di perdite reali medie per ciascuna farmacia, sulla base delle quote di mercato attuali, è di appena 380 euro/mese. Per questo affermiamo con dati e non con dichiarazioni pretestuose come sta facendo Federfarma, che nessuna farmacia chiuderà e nessun dipendente perderà il posto di lavoro. Il riferimento fatto da Federfarma circa la possibilità che 18.000 dipendenti laureati possano perdere lavoro a seguito della manovra è frutto della logica 'del terrore' da sempre utilizzata per ricattare Istituzioni e forze politiche. Un ricatto vero e proprio che va rigettato al mittente".

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