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Facebook, Twitter? Per i farmaci di classe C torna il Popolo dei Fax

Le parafarmacie per farsi sentire da Monti rispolverano il FAX e la penna (per firmarlo). Rinasce il "popolo dei Fax", molto più problematico da gestire in ufficio rispetto a Twitter e Facebook (anche perché, ricordiamolo, il fax ha valore legale). "Presidente noi non abbiamo le risorse necessarie per acquistare una pagina nei giornali, ma non rinunciamo alle nostre ragioni perché le riteniamo più forti di qualsiasi potere economico", dicono i parafarmacisti nel facsimile.

L'italiano 2.0 di fronte al "Colosseo quadrato" (cioè il "Palazzo della Civiltà Italiana") nel quartiere dell'EUR a Roma fotograferà con il suo iPhone 4s la cubitale scritta: "Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori". Poi inviata la foto su Flickr, tornerà a commentare il programma televisivo "mainstream" su Twitter, a "piacersi" su Facebook, a "cerchiarsi" su Google Plus, a comprare su eBay e, a limite, a cercare su Yahoo (e naturalmente su Google) le parole chiave che dimostrano la sua essenza e cioè: "Facebook, Giochi, Oroscopo, Superenalotto, Grande Fratello, Belen Rodriguez, Calciomercato, Previsioni meteo, Mappe, Tarocchi" (http://is.gd/7OKITt). Gli italiani del Terzo Millennio, chiamati anche "popolo 2.0" e soprattutto "popolo della Rete" dimostrano per alcuni attenti osservatori (che ovviamente vivono nascosti e sotto protezione) una certa progressiva "decadenza" sociale che li rende pressoché "inutili" come gruppi di pressione "politica" spontanea. Detto in altre parole, per questi osservatori nessuno "sciopero" su Facebook o su Twitter impaurirà un governo (ad esempio come quello di Monti), visto che solo le folle che si riversano sulle strade hanno un qualche significato "politico" per chi governa. Le proteste sui "social network", osservano questi esperti, vengono infatti quasi benedette dai "potenti" del mondo, che guardano alle piattaforme "social" con grande "entusiasmo" e invitano ogni giorno alla partecipazione digitale. Basta che si rimane seduti e davanti a uno schermo. Eppure, c'era una volta, quando la tecnologia era più rozza e "cartacea", che il suono dell'handshake del modem (http://is.gd/rXqQe9) era diventato perfino "sinistro" nei palazzi del potere. Era quando l'italiano 1.6, sempre lungi dall'essere privo di una certa "decadenza", era classificato come "popolo dei fax". Memori forse di questa non lontana epoca in cui la tecnologia era più "creativa" e "pungente", il movimento dei parafarmacisti ha fatto un salto nel passato (o forse è tornato al futuro, chissà) ed ha cominciato ad inondare la Presidenza del Consiglio dei Ministri con i fax. Rinasce quindi nel 2011 quel "variopinto" popolo che inondò nei primi anni '90, in occasione di Mani Pulite, le istituzioni e le redazioni dei giornali, con trovate dialettiche e grafiche che speriamo qualcuno, nei grandi quotidiani, avrà conservato (e fotografato-fotocopiato prima che la carta chimica sbiadisse). Per capire la potenza del "popolo dei fax" fuori dal "conformismo" dei social network (http://is.gd/fsxgLJ) si può leggere questo articolo del primo maggio 1993 de La Repubblica ("Il popolo dei fax 'Che vergogna!" http://is.gd/FO8kUp). Il 13 dicembre 2011 l' MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti) insieme all' ANPI (Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane), FEF (Federazione Esercizi Farmaceutici), FORUM (Nazionale Parafarmacie) hanno lanciato la campagna "Invia un fax a Monti per resistere alle corporazioni". Il testo però stavolta, a differenza dei "vecchi tempi", è "prestampato" e si è potuto scaricare dal sito dell'MNLF (mnlf.it), anche se non è detto che qualche parafarmacista "creativo" abbia anche fatto di suo pugno. Sul fax dei parafarmacisti, ricevuto con successo dalla presidenza del Consiglio (sul sito dei parafarmacisti ora si legge in rosso e in caratteri maiuscoli: "L'AZIONE E' RIUSCITA. IL MESSAGGIO E' ARRIVATO. PER NON BLOCCARE LA LINEA TELEFONICA NON INVIARE PIU' FAX") c'era scritto: "Gentile Presidente del Consiglio Prof. MARIO MONTI, Sono il dr. (puntini) farmacista (puntini) mi permetto di rivolgermi direttamente a Lei perché la Sua storia contro i monopoli e le corporazioni in favore della libertà d'impresa, m'incoraggiano a nutrire, dopo anni di sfiducia, la speranza in un cambiamento. Presidente noi non abbiamo le risorse necessarie per acquistare una pagina nei giornali, ma non rinunciamo alle nostre ragioni perché le riteniamo più forti di qualsiasi potere economico. Il sistema di monopolio in cui siamo costretti ad operare da sempre, impedisce che le nostre migliori capacità possano trovare la strada per affermarsi, noi Signor Presidente non abbiamo futuro, non abbiamo carriera, non abbiamo alcun possibilità di dare alle nostre famiglie un domani migliore. Quando è stato nominato Presidente del Consiglio la fiducia in un cambiamento è tornata e l'annuncio delle misure finalizzate alla liberalizzazione dei farmaci ha nuovamente acceso l'entusiasmo. Presidente resista, non ceda alle pressioni delle corporazioni, resista perché le nostre speranze non siano ancora una volta mortificate. Noi siamo con Lei. Resista perché l'interesse generale prevalga sugli egoismi di una minoranza di privilegiati. Resista perché ci venga offerta finalmente una opportunità di dimostrare il nostro valore, resista perché io possa tornare a credere nella giustizia e nell'equità dello Stato Italiano. Con i migliori auguri di buon lavoro. FIRMA (autografa, ndr), Movimento Nazionale Liberi Farmacisti". Le Associazioni delle parafarmacie, questa volta dal sito (mnlf.it), fanno sapere che "la partita legata alla liberalizzazione dei farmaci è una partita importante perché qui si giocherà il futuro delle riforme in Italia. Se questa partita verrà persa, sarà difficile affrontare e rimuovere le numerose barriere presenti nel panorama delle professioni in Italia". E concludono: "I farmacisti chiedono anche di rimuovere il limite dei 15.000 abitanti presenti nell'articolo 32 per poter dispensare i farmaci con ricetta. Richiesta condivisa anche da numerosi emendamenti presentati in Parlamento".

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