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Organi su un chip: design e medicina. Addio sperimentazioni su animali?

Il design entra nel mondo della medicina, e potrebbe non solo rivoluzionare lo sviluppo di nuovi farmaci ma anche portare alla fine di tutte le sperimentazioni ancora condotte sugli animali. Premiato al Design of the Year del Museo del Design di Londra un vero e proprio organo su un chip, che riproduce i processi biologici all'interno del polmone umano.

Il design entra nel mondo della medicina, e potrebbe non solo rivoluzionare lo sviluppo di nuovi farmaci ma anche portare alla fine di tutte le sperimentazioni ancora condotte sugli animali. Il Design of the Year del Museo del Design di Londra ha infatti premiato una invezione messa a punto dalla Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering della Harvard University. Il design premiato consiste in un piccolo blocco trasparente di silicone da cui partono dei tubicini che pompano quantità impercettibili di liquido e di aria avanti e indietro. La grandiosità del progetto consiste nel fatto che ciò riproduce i processi biologici all'interno del polmone umano. L' "organs-on-chips" come viene chiamato imita infatti le strutture del tessuto ed i movimenti meccanici degli organi umani. I micro-dispositivi ricreano le interfacce dei tessuti di organi umani all'interno di un polimero trasparente in maniera tale che i comportamenti dei batteri, dei farmaci e dei globuli bianchi del sangue possono essere facilmente monitorati attraverso un microscopio. Don Ingber, direttore e fondatore dell'Istituto Wyss, afferma: "Gli organs-on-chips ci permettono di vedere i meccanismi e i comportamenti biologici che di cui nessuno sapeva l'esistenza. Ora abbiamo una finestra sulle attività in corso negli organi umani su scala molecolare che guarda a ciò che accade direttamente in cellule non presenti negli animali". Attualmente, non esiste solo la riproduzione di un polmone poiché i ricercatori del Wyss hanno sviluppato anche altri organi all'interno di un chip, quali un rene, il fegato e il movimento peristaltico dell'intestino mentre la pelle è attualmente in fase di sviluppo, quest'ultima utile anche all'industria cosmetica. Ovviamente, tutti questi organi su un chip possono essere connessi in rete, in maniera tale da vedere le varie interazioni. Ingber assicura però che l'invenzione non può portare a derive "transumaniste" poiché per esempio anche riproducendo l'intero corpo umano su un chip questo non sarà "mai in grado di riprodurre la coscienza o l'effetto della gravità sulle articolazioni" mentre servirà a sviluppare una medicina veramente personalizzata. In attesa dell'utilizzo da parte delle case farmaceutiche, gli organs-on-chips possono essere osservati al Moma di New York, museo che ha presentato la candidatura di questa invenzione al Design of the Year.

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