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Farmaci generici: italiani pagano di più pur di averlo "griffato"

Il farmaco generico, o farmaco equivalente, si scontra con l'analfabetismo funzionale, con le leggende metropolitane e con la mancanza di infomazione. Secondo il Censis "il 57% degli italiani riconosce i farmaci che assume dal nome commerciale, il 45% è disposto a pagare di più per averli".

L'Italia è un Paese di farmacodipendenti, un Paese in cui nel 2010 secondo l' Osservatorio Nazionale sull'impiego dei medicinali su 1000 abitanti 952,2 assumevano un farmaco e nel 2011, erano saliti a 963,3. A questo dato bisogna aggiungere il deficit formativo degli italiani. Deficit formativo denunciato dal governo Monti, che afferma che oltre 28 milioni di cittadini adulti sono in possesso, al massimo, di un titolo di studio conclusivo del primo ciclo e oltre l'80% della popolazione adulta non raggiunge il livello 3, ovvero "il livello necessario per garantire il pieno inserimento nella società della conoscenza" (vedi anche l'analfabetismo funzionale denunciato dal Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco). Questo preambolo spiega una ricerca del Censis su farmaci, in particolare i farmaci equivalenti, conosciuti anche come farmaci generici.

Il rapporto Censis realizzato per Farmidustria viene sintetizzato in questo modo: "il 57% degli italiani riconosce i farmaci che assume dal nome commerciale, il 45% è disposto a pagare di più per averli, il 77% è a conoscenza delle nuove norme sulle prescrizioni in base al principio attivo". Spiega il Censis: "I cittadini associano farmaco e nome commerciale, facendo di quest'ultimo il principale fattore identificativo, pur nella consapevolezza che esistono altri medicinali equivalenti, magari con un costo inferiore. Sono più informati sull'esistenza di farmaci equivalenti gli anziani (il 78% ne è a conoscenza) dei giovani (59,1%), i residenti al Centro (77,2%) rispetto a quelli del Sud (74,5%). Se il nome commerciale del farmaco identifica il proprio medicinale non sorprende che una quota elevata di cittadini sia pronta a pagare di più per averlo. Quasi il 45% degli italiani dichiara che nell'ultimo anno gli è capitato di pagare una differenza di tasca propria per avere un farmaco di marca piuttosto che quello fornito dal Servizio sanitario con lo stesso principio attivo ma a un costo inferiore. Ad averlo fatto sono soprattutto gli anziani (oltre il 54%), le donne (quasi il 49%) e più ancora le persone con un pessimo stato di salute (il 70,6%)".

Durissima la lettura di Federconsumatori: "I dati diffusi dal Censis relativamente alla larga preferenza degli italiani per i farmaci 'griffati' segnano l'attuale vittoria della campagna di disinformazione portata avanti dalle lobbies del farmaco". "Un fatto gravissimo - scrive in una nota l'associazione presieduta da Rosario Trefiletti -, le cui responsabilità vanno ricercate nell'assoluta inerzia del Ministero della Salute e del Governo che, dopo aver modificato la norma sulle prescrizioni mediche, non ha lanciato un'adeguata campagna informativa per diffondere notizie reali e veritiere sulla validità e sulle proprietà dei farmaci equivalenti". Avverte quindi Federconsumatori: "Molti cittadini, fuorviati dalle notizie false e dalle leggende metropolitane fatte circolare per screditare tali farmaci, credono ancora che i farmaci equivalenti non abbiano lo stesso effetto di quelli di marca o, ancora peggio, che siano addirittura dannosi per la salute". Quando l'analfabetismo funzionale si scontra con la complessità del mercato dei farmaci.

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