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Erbe medicinali al bando: è la fine per le medicine "alternative"?

Entra in vigore la direttiva europea che fa diventare "medicinali vegetali tradizionali" i preparati tradizionali a base di erbe che non potranno essere commercializzati se non con una trafila quasi da "farmaco di sintesi". Per molti prodotti "naturali" sarà la fine. Partono le petizioni in rete.

Erano anni che se ne parlava in rete: prima o poi i rimedi medicinali tradizionali derivati dalle erbe sarebbero stati vietati, o quantomeno pesantemente vessati, fino a sparire. E' opinione comune pensare che nel mondo futuro ci sarà sempre meno spazio per la libertà di scelta terapeutica in favore di una sanità "univoca", esclusivamente "allopatica" e ovviamente "per chi se la potrà permettere". Un futuro comunque dove tutto ciò che è naturale, e quindi "non brevettabile" o facilmente "preparabile" da sé e con poca spesa (magari su ricetta della nonna), sarà progressivamente proibito. Il 1 maggio 2011 dopo sette anni dal 31 marzo 2004 (precisamente dalla pubblicazione in Gazzetta europea il 30 Aprile 2004) ecco arrivare la mannaia sui "medicinali vegetali tradizionali" con la direttiva 2004/24 CE. La mannaia consiste sostanzialmente nel battezzarli in questa maniera, perché diventando "medicinali vegetali tradizionali" questi "tradizionali (e alcuni secolari) rimedi estratti dalle piante" cessano di essere rimedi della tradizione popolare delle più diverse culture e incominciano ad essere "trattati" come veri e propri "farmaci", alla stregua oltretutto di "farmaci di sintesi" con tutto ciò che ne consegue. Questa direttiva, in inglese "European Directive on Traditional Herbal Medicinal Products" (THMPD) per chi è abituato a vedersi sempre più restringere dai governi la possibilità di scelta soprattutto nella possibilità di curarsi con soluzioni "naturali", taglierà le gambe, anzi, le radici, ai prodotti ayurvedici, africani, dell'Amazzonia, tibetani, e di tutte quelle erbe medicinali e preparati che non "passano" nei filtri della nuova legislazione. Effettivamente a leggere la direttiva (disponibile qui http://is.gd/oRHr6d) si può pensare come sembri quasi fatta ad arte per impedire ai prodotti tradizionali, derivati dalle erbe, di essere commercializzati. Ad esempio all'articolo 16 quater punto 1 lettera c si legge: "la documentazione bibliografica o le certificazioni di esperti comprovanti che il medicinale in questione o un prodotto corrispondente ha avuto un impiego medicinale per un periodo di almeno trent'anni anteriormente alla data di presentazione della domanda, di cui almeno 15 anni nella Comunità. Su richiesta dello Stato membro in cui è stata presentata la domanda di registrazione per impiego tradizionale, il comitato dei medicinali vegetali esprime un parere sull'adeguatezza della dimostrazione dell'uso di lunga data del medicinale in questione o del prodotto corrispondente. Lo Stato membro presenta la documentazione rilevante a sostegno della richiesta". Questo in pratica significa, come fa notare anche l'associazione Naturmedica in una "proprosta di lettera" da spedire ai rappresentanti politici europei (http://is.gd/UJ0zCi): "Spero che anche Lei si sollevi contro il THMPD che, di fatto, rappresenta un atto di discriminazione verso le tradizioni erboristiche di Cina, India, Sudamerica, ecc., che vantano secoli di storia nei paesi di origine ma che in Europa sono diffuse da meno di quindici anni".

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