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Aifa a medici: non date psicofarmaco Paroxetina a bambini, causa suicidi

L'Agenzia Italiana del Farmaco chiede ai medici di non prescrivere ai bambini e agli adolescenti l'antidepressivo Paroxetina, psicofarmaco prodotto dalla GlaxoSmithKline, non solo perché inefficace ma perché aumenta il rischio di suicidi nei minori. Eppure, la Paroxetina è "uno dei più prescritti psicofarmaci per la depressione di bambini e adolescenti", denuncia il comitato "Giù le Mani dai Bambini".

"Si ritiene utile richiamare l'attenzione dei medici prescrittori circa l'utilizzo dei medicinali antidepressivi ed in particolare sulla pericolosità in bambini ed adolescenti" scrive l'Agenzia Italiana del Farmaco in una nota diramata il 16 maggio, precisando in particolare che "è stato segnalato che la paroxetina non deve essere usata per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età per mancanza di significativi dati di efficacia a fronte di un aumentato rischio di comportamento suicidario e atteggiamento ostile".

L'Aifa precisa quindi che "questa informazione è stata inserita a seguito della revisione europea in merito alla sicurezza di Paroxetina ed altri antidepressivi in età pediatrica conclusa nel marzo 2005" sottolineando che "nel corso della revisione periodica della sicurezza dei medicinali a base di Paroxetina, condotta a livello europeo nel marzo 2014, il rischio suicidario in bambini e adolescenti è stato inserito come rischio potenziale importante da approfondire e monitorare nel tempo, considerato che il medicinale non è indicato in tale popolazione".

"Da un'analisi della letteratura, inoltre, nell'anno 2016 sono state pubblicate due metanalisi dei dati provenienti dai trial clinici randomizzati sull'efficacia e la sicurezza degli antidepressivi in età pediatrica. - ricorda l'Aifa ai medici - Una prima metanalisi dei dati relativi al rischio suicidario e all'aggressività provenienti dai principali studi sulla paroxetina ed altri inibitori della ricaptazione della serotonina e della serotonina/noradrenalina, ha evidenziato un rischio doppio nei bambini e negli adolescenti rispetto agli adulti. Una seconda metanalisi dei dati relativi all'efficacia ed alla sicurezza degli antidepressivi in età pediatrica per il trattamento della depressione maggiore, ha osservato come solo la fluoxetina abbia raggiunto la significatività per i parametri di efficacia confermando le problematiche di sicurezza".

Nonostante tale pericolosità la Paroxetina è "uno dei più prescritti psicofarmaci per la depressione di bambini e adolescenti" denuncia in una nota il comitato per la farmacovigilanza pediatrica "Giù le Mani dai Bambini", che rammenta: "Il produttore della paroxetina, la multinazionale farmaceutica inglese GSK - GlaxoSmithKline, era finita al centro di un vergognoso scandalo quando era emerso che i dati che avevano giustificato la prescrizione a bambini e adolescenti del potente antidepressivo (il 6° più usato in Italia) erano stati deliberatamente falsati dalla Glaxo stessa, nascondendo di fatto il rischio suicidio per i minori che la assumevano".

"Gli studi apparentemente 'indipendenti' alla base dell'autorizzazione in commercio dello psicofarmaco, erano infatti stati redatti da una 'ghostwriter' pagata dalla stessa casa farmaceutica. - viene evidenziato - GSK, inquisita in USA, si dichiarò colpevole e accettò di pagare 3 miliardi di dollari, all'epoca la multa più alta comminata a una azienda farmaceutica nella storia americana".
"Ma anche dopo la sentenza Glaxo intralciò deliberatamente le verifiche scientifiche sulla molecola, danneggiando potenzialmente la salute di bambini e adolescenti pur di continuare a fare soldi" chiarisce Luca Poma, giornalista membro dell'Unione nazionale medico-scientifica d'informazione e portavoce nazionale di "Giù le Mani dai Bambini".

Il comitato ricorda quindi: "Solo la determinazione di un competente team di esperti del British Medical Journal, la più autorevole rivista medica del mondo, dimostrò in via definitiva la malafede di big pharma, e - inoltre - confermò l'aumento di crimini violenti nei giovani che assumono farmaci antidepressivi SSRI, cioè gli 'inibitori selettivi dei ricaptatori della serotonina', categoria farmacologica cui appartiene la paroxetina, commercializzata come anche come 'Daparox', 'Dropaxin', 'Eutimil', 'Sereupin' e 'Seroxat'.

Viene quindi osservato: "Ma, anche dopo lo scandalo paroxetina - e nonostante successivi studi scientifici condotti su altre molecole antidepressive come fluoxetina, sertalina e venlafaxina avessero dimostrato che il rischio di suicidio e aggressione risultava raddoppiato rispetto a quanto sostenuto fino a quel momento, con il 50% dei casi di tentati suicidio 'declassati' dalle multinazionali farmaceutiche a 'fragilità emotiva' e 'peggioramento della depressione' quando non era così - gli enti regolatori e le istituzioni sanitarie si limitarono a blande raccomandazioni senza alcuna presa di posizione realmente incisiva, e queste pericolose molecole hanno incredibilmente continuato ad essere prescritte: neppure le dure prese di posizione da parte di autorevoli esponenti della Commissione Sanità del Parlamento europeo né l'apertura di un tavolo tecnico di discussione tra esperti richiesto a gran voce da 'Giù le Mani dai Bambini' e aperto dopo molte insistenze presso il Ministero della Salute aveva ottenuto, fino ad oggi, risultati degni di nota".

Luca Poma precisa: "Questo assordante silenzio, che ha visto complici anche il l'American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, la società scientifica che raggruppa gli specialisti in disturbi mentali dei minori in USA, ma anche il Simpia, l'analoga associazione di neuropsichiatri italiana, l'Istituto Mario Negri, lo Stella Maris, e gli altri centri di somministrazione di psicofarmaci ai bambini nel nostro paese, è stato finalmente rotto dall'Agenzia Italiana del Farmaco, che senza mezzi termini - certamente con il beneplacito del ministro della Salute Beatrice Lorenzin - ha invitato tutti i medici italiani a non prescrivere Paroxetina sui minori e in generale a prestare la massima attenzione a tutti gli antidepressivi di nuova generazione in quanto avrebbero un profilo di rischio molto superiore tra i minori rispetto agli adulti e sarebbero quindi potenzialmente pericolosi".

© riproduzione riservata | online: | update: 18/05/2017

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