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Basta bufale o stampa di regime 2.0? Per Wikipedia anche Daily Mail è fake news

La guerra alle fake news rischia di divenire una guerra per il controllo della stampa? Dopo i primi provvedimenti da censura economica, ecco che sempre più colossi dell'informazione stringono patti ed accordi con i monopolisti delle piattaforme digitali (Google e Facebook), tanto che ad essere bollato come generatore di bufale è persino il Daily Mail.

La guerra alle fake news e alla bufale comincia a mietere le prime vittime eccellenti. Come annunciato a novembre, Google ha iniziato la stretta verso quei siti che ingannerebbero i lettori con notizie false, tanto che a gennaio la piattaforma AdSense avrebbe già disattivato la monetizzazione pubblicitaria relativa a 340 siti, tra cui "Byoblu" di Claudio Messora.

Secondo gli europarlamentari del MoVimento 5 Stelle, per Google AdSense gli editori non "strutturati" (si presume quindi senza una redazione) non sarebbero infatti "adibiti a diffondere contenuti". Il M5S ha già annunciato una interrogazione alla Commissione europea per avere chiarimenti in merito, soprattutto perché la battaglia alle fake news è iniziata ufficialmente proprio a Strasburgo, quando il 23 novembre scorso con 304 voti a favore, 179 contro e 208 astensioni il Parlamento europeo ha "invitato" gli Stati membri a contrastare la "disinformazione e la propaganda", in particolare della Russia e dell'ISIS.

Sulla scia dell'accordo stretto con cinque media americani, dopo la vittoria di Donald Trump indicata come conseguenza di notizie false corse in Rete, pochi giorni fa anche le maggiori testate francesi si sono alleate con le multinazionali Google e Facebook, ovviamente con il solo nobile scopo di evitare che le elezioni presidenziali francesi vengano "inquinate" dalle bufale diffuse sui social network.

In Francia è Le Monde ad essere capofila di quelle 8 testate che lavoreranno gomito a gomito con Facebook per attività di fact checking. Inoltre, Le Monde ha creato il database Décodex che se consultato indicherà all'utente se un sito è affidabile o meno.

Ieri invece la Presidente della Camera Laura Boldrini (la terza carica dello Stato), ha promosso il sito bastabufale.it lanciando un "appello per il diritto ad una corretta informazione". Ma per spiegare che "le bufale possono provocare danni reali alle persone" la Boldrini cita per esempio il "caso dei vaccini pediatrici", lasciando quindi intendere che chi crede che possa esistere una correlazione tra vaccinazioni e danni alla salute (e ne chiede quindi la liberalizzazione come esorta persino l'UE) produce fake news.

Non si capisce però perché allora esista una legge, la 210 del 1992, che stabilisce indennizzi per danni da trasfusioni e da vaccinazioni, ed infatti lo Stato ha combattuto per circa 35 anni contro due genitori italiani che chiedevano di essere risarciti dopo che il figlio è rimasto disabile grave a seguito della somministrazione dei vaccini.

"Dalle perizie mediche risulterebbe che a scatenare la reazione avversa sarebbe stato il vaccino antipolio, poiché gli effetti più gravi si manifestarono subito dopo la seconda dose di quella vaccinazione", spiega il Codacons. Solo pochi giorni fa la Cassazione ha messo la parola fine a questa triste storia, imponendo finalmente al Ministero della Salute di risarcire la famiglia perché assodato il nesso di casualità tra le patologie insorte e le vaccinazioni. Anche i giudici sono quindi dei dispensatori di bufale?

E' innegabile ovviamente che in questi anni internet ed in particolare i social network siano stati inondati da siti (a volte gestiti da vere organizzazioni con a capo la stessa persona o la stessa società) che diffondono notizie false o inaffidabili, con il solo scopo di guadagnarci alla faccia del lettore ma anche della concorrenza leale, a cui finora nessuna istituzione (tantomeno italiana) ha posto rimedio.

Dall'altra parte, però, non è credibile che la soluzione alle fake news arrivi attraverso un patto stretto tra i colossi dell'informazione ed i monopolisti delle piattaforme digitali (che già stringono tra loro accordi a livello "editoriale"), poiché il pericolo è che si voglia creare una sorta di stampa di regime 2.0 dove diventa affidabile solo chi ha la voce più grossa (e l'editore più influente).

Ed infatti ad essere bollato come "inattendibile" è persino il Daily Mail, che non è proprio l'ultimo blog del web e non si può neanche dire che non abbia una struttura editoriale alle spalle. Il Daily Mail infatti fu il primo quotidiano del Regno Unito e fu il primo a vendere un milione di copie al giorno. Oggi è il secondo quotidiano più venduto dopo The Sun. Dal 2005, il Daily Mail vende più di due milioni di copie al giorno ed è uno dei maggiori quotidiani in lingua inglese, e come diffusione il dodicesimo al mondo in assoluto. Tutte queste informazioni sono riportate su Wikipedia ma proprio Wikipedia ha recentemente vietato l'uso del Daily Mail per le citazioni su l'enciclopedia open-source poiché considera gli articoli come "generalmente inaffidabili", come riporta RT.

Ecco perché oggi "qualunque persona che abbia ancora un briciolo di onore dovrà fare molta attenzione prima di scegliere la professione di giornalista". Peccato che questo consiglio lo diede nel 1941 Joseph Goebbels, gerarca nazista nonché giornalista che inaugurò la guerra per il controllo della stampa.

© riproduzione riservata | online: | update: 09/02/2017

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