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Pietro Maso: indagato per tentata estorsione alle sorelle

Pochi giorni fa Pietro Maso tornò alla ribalta delle cronache per una intervista rilasciata al settimanale Chi dove dichiara i non aver ucciso i suoi genitori per i soldi. La Procura di Verona ha però iscritto Pietro Maso nel registro degli indagati con l'accusa di tentata estorsione nei confronti delle sorelle.

Pochi giorni fa Pietro Maso tornò alla ribalta delle cronache per una intervista rilasciata al settimanale Chi dove dichiara i non aver ucciso i suoi genitori per i soldi. "I soldi li avrei avuti lo stesso. Ho tentato altre volte di uccidere i miei genitori" afferma Pietro Maso, che il 17 aprile 1991 massacrò insieme alla complicità di tre amici i genitori a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona. Dopo aver scontato 22 anni di carcere, Pietro Maso torna in libertà nel 2013 ammettendo di essere stato "il Male" ma che Papa Francesco ha avuto compassione di lui, tanto da ricevere dal Pontefice una telefonata. I soldi però sono ancora una volta la causa per cui Pietro Maso potrebbe finire ancora nei guai. La Procura di Verona ha infatti iscritto Pietro Maso nel registro degli indagati con l'accusa di tentata estorsione nei confronti delle sorelle. Il procuratore precisa che "si tratta di una inchiesta avviata sulla base dei contenuti di un esposto presentato direttamente dalle parti lese". L'avvocato Agostino Rigoli, legale delle sorelle Nadia e Laura, sostiene però: "Il tentativo di estorsione messo in atto da Pietro Maso non è stato fatto nei confronti delle sorelle. - precisando - L'eredità dei genitori, quindi, non c'entra. Hanno saputo, casualmente, di una richiesta fatta dal fratello ad un' altra persona, con toni estorsivi, violenti, che le ha convinte ad avvisare del fatto i Carabinieri". Le sorelle di Pietro Maso avrebbe visto nel comportamento del fratello "le stesse anomalie, quei disturbi della personalità che, all'epoca del processo vennero diagnosticati come 'disturbo bipolare' da parte del professor Andreoli". Poco dopo però la replica del procuratore di Verona il quale conferma che l'accusa rivolta a Pietro Maso riguarda proprio una tentata estorsione nei confronti delle sue sorelle.

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