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Energie rinnovabili: Napolitano firma decreto. Addio solare e eolico

Solare ed eolico sembrano ormai ricordi di ieri, quando imprese e lavoratori erano felici di montare e generare elettricità compatibile con l'ambiente. Il decreto "ammazza rinnovabili" è stato firmato da Napolitano, non sono servite a niente le proteste. Il nucleare incombe.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto sulle "energie rinovabili" promosso nel Consiglio dei Ministri il 3 marzo. Non sono servite proteste, convegni, migliaia di firme raccolte dalle associazioni ambientaliste, da privati cittadini, da gruppi sui social network (uno per tutti "SOS Rinnovabili"). Il governo va avanti come un macinasassi sul suo programma energetico che, molto probabilmente a quanto pare, vede come fumo negli occhi il ricorso ad energie pulite preferendo delle belle e imponenti centrali nucleari. Solamente il 7 marzo a questo proposito la segreteria nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà diceva: "Il governo si fermi non accetteremo che, per imporre il nucleare, vengano affossate le energie rinnovabili, di cui il fotovoltaico è lo strumento più flessibile e più alla portata di famiglie ed imprese" e sintetizzava il problema: "L'imposizione repentina della data al 31 maggio per il riconoscimento degli attuali incentivi devasta il credito alle imprese (le banche stanno già disdettando tutti i mutui agli impianti), annienta gli ordini (in poche ore la più grande azienda di inverter del mondo che ha sede in Italia ha avuto circa 100 mln di euro di annullamento di ordini) e spinge al fallimento migliaia di imprese ed alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro qualificati. Se un intervento antispeculativo era sacrosanto – prosegue la segreteria nazionale di Sel – "e si era discusso di un testo in stato regioni e nelle aule parlamentari che poteva con alcuni cambiamenti già chiariti essere adottato, non si capisce come mai il governo abbia prima inserito un dissennato limite di 8000 MW (quando i partner europei lavorano a soglie sopra i 50.000), facendo poi di ogni erba un fascio e quindi bloccando gli incentivi per tutti, causando così danni enormi già con il solo effetto annuncio. In questo modo si condanna a morte l'unico settore del Paese in crescita in questi tempi di grave crisi economica". Fatto sta che non sembra esserci alcun modo di fermare il governo Berlusconi, che sembra sempre preferire i decreti al Parlamento, come denunciato dalle forze politiche di opposizione.

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