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Embrioni non sono "cavie". Consulta conferma divieto donazione alla ricerca

Gli embrioni umani non devono essere trasformati in "cavie" da laboratorio "con la giustificazione che il fine ultimo è la guarigione di tante malattie ancora incurabili" sottolinea l'Associazione Scienza & Vita plaudendo la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata sul divieto presente nella legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (PMA) di donare alla ricerca gli embrioni scartati, attualmente crioconservati.

"Ancora una sentenza della Corte Costituzionale sulla Legge 40, ma questa volta senza ulteriori esiti 'demolitivi'" plaude l'Associazione Scienza & Vita, dopo che la Consulta ha rigettato il ricorso presentato dal Tribunale di Firenze dichiarando inammissibile la questione di legittimità sollevata sul divieto presente nella legge sulla procreazione medicalmente assistita (PMA) di donare alla ricerca gli embrioni scartati, attualmente crioconservati (perché nel 2009 fu eliminato dalla Consulta il limite massimo di produzione di tre embrioni). I giudici costituzionali hanno infatti decretato che la scelta di donare o meno gli embrioni alla ricerca (per fare sperimentazione) spetta solo al legislatore e non alla Consulta.

La professoressa Elena Cattaneo aveva chiesto di essere ascoltata dai giudici della Consulta prima che prendessero la decisione, richiesta però respinta, e per questo la senatrice a vita aveva espresso "rammarico per non aver avuto l'occasione di spiegare alcuni fatti della scienza relativi alle cellule embrionali, che proprio in questo momento in diverse parti del mondo sono utilizzate in strategie sperimentali, con successo, su modelli animali contro diverse malattie come Parkinson, diabete, degenerazione retinica". Non è stato udito dalla Corte nemmeno Michele De Luca, ricercatore specializzato in cellule staminali, che ha affermato: "Nel momento in cui tarpiamo questa parte di ricerca ci troveremo svantaggiati e i pazienti dovranno andare all'estero per curarsi quando le terapie saranno approvate".

Non dello stesso avviso Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell'Associazione Scienza & Vita, che spiega: "Le ragioni per il nostro plauso alle conclusioni di questa sentenza - indipendentemente dalle motivazioni apportate dalla Corte - risiedono essenzialmente nella conferma del riconoscimento del valore dell'embrione umano, prescindendo dalle modalità della sua generazione, e della tutela dei suoi diritti".
Bisogna infatti sostenere "l'esigenza etica di rispetto, tutela e promozione di ciascuna vita umana, in ogni sua fase e condizione, compresa quella embrionale. Per la sua dignità peculiare, essa merita di essere trattata sempre come fine in sé e mai come mero mezzo per il raggiungimento di altre finalità, per quanto meritorie esse possano essere" ricorda Paola Ricci Sindoni, aggiungendo: "Ancor più deprecabile, logicamente, risulta un uso strumentale della vita umana che ne causi danno o distruzione. Ciò vale anche per gli embrioni generati con la PMA ma risultati 'difettosi', e come tali rifiutati dai committenti".

Ritornando al tema della ricerca con gli embrioni, l'Associazione Scienza & Vita sottolinea inoltre come non sia quindi "eticamente accettabile che questi esseri umani in sviluppo possano essere donati per la ricerca scientifica (ovvero trasformati in 'cavie', danneggiati e distrutti), con la giustificazione che il fine ultimo è la guarigione di tante malattie ancora incurabili. - domandando - Come si potrebbe, infatti, promuovere la ricerca del bene di qualcuno a scapito di qualcun altro? Ci sono forse vite che hanno più valore di altre? O esseri umani meno degni di tutela di altri?".

Paola Ricci Sindoni osserva in conclusione: "E' vero che per questi embrioni soprannumerari 'difettosi', attualmente l'unica via di sopravvivenza è la crioconservazione, condizione certamente indegna ed inaccettabile per la vita umana, tanto più se senza prospettiva di soluzione. Ma è bene ricordare che gli embrioni non si generano spontaneamente in una tanica di azoto liquido, è la libera volontà umana a costringerli in questa condizione 'disumana'. Un processo che purtroppo continua ad espandersi, ma che non si risolve certo apponendovi sopra - come un'etichetta posticcia - la targa di 'materiale utile alla scienza'. Sarebbe come continuare a minacciare la sopravvivenza di questi piccoli esseri umani, pensando poi di ridare valore morale a queste procedure col trasformarli forzatamente in 'martiri' del progresso scientifico. La bontà della scienza sta certamente nelle sue finalità, ma anche negli strumenti e nei metodi usati per raggiungerle".

L'Associazione ProVita ricorda infatti che "un censimento dell'Istituto Superiore di Sanità rivela il numero esatto degli embrioni destinati a non nascere perché scartati dai genitori: si tratta di 3.862 embrioni per cui i 'proprietari' hanno dichiarato di non volerli utilizzare in quello che viene definito 'processo parentale' (quindi di farli nascere) e di altri 6.279 in stato di abbandono, e cioè in una situazione per cui è impossibile risalire alle coppie di riferimento e che, di conseguenza, sono conservati in taniche di congelamento".

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