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Sondaggi politico elettorali Berlusconi: -5% da sinistra. Senato pari

Gli ultimi sondaggi politici di La Repubblica vedono un distacco tra centrosinistra e centrodestra del 12%. Ma Silvio Berlusconi spiega che per i suoi sondaggi elettorali 2013 il margine è "ormai inesistente al Senato in termini di seggi, e inferiore ai 5 punti anche alla Camera dei deputati".

Mentre La Repubblica rende noti i suoi ultimi sondaggi politici in vista delle elezioni 2013 (24 e 25 febbraio), evidenziando un presunto distacco tra centrodestra e centrosinistra pari a ben 12 punti percentuali, a La Telefonata di Maurizio Belpietro Silvio Berlusconi mette i cosiddetti puntini sulle i. "Noi abbiamo altri sondaggi - precisa Silvio Berlusconi - e la verità è che in poche settimane abbiamo fatto accadere un piccolo miracolo, recuperando circa 10 punti, e portandoci ad un margine davvero stretto dai nostri competitori". Questo margine, continua Berlusconi sarebbe quindi per gli ultimi sondaggi politico elettorali "ormai inesistente al Senato in termini di seggi, e inferiore ai 5 punti anche alla Camera dei deputati". Silvio Berlusconi spiega infatti che i suoi sondaggi politico elettorali vedrebbero "per il Senato una situazione di parità" visto che "nelle tre più importanti Regioni" prevarrebbe il centrodestra.

In effetti, stando agli ultimi sondaggi politici dell'ISPO per il Corriere della Sera (pubblicato il 21 gennaio 2013), il centrodestra di Silvio Berlusconi vincerebbe in Lombardia, Veneto e Sicilia, mentre la Campania e la Puglia andrebbe al centrosinistra di Pier Luigi Bersani.

I sondaggi politico elettorali dell'ISPO vedono infatti in Lombardia il centrodestra al 36,7% (conquistando 27 seggi al Senato) e il centrosinistra al 34,5% (con 13 seggi). Il centro con Mario Monti al 14,9% (con 6 seggi), il MoVimento 5 Stelle all'8,5% (3 seggi) e Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia al 4,1% (nessun seggio).

Anche in Veneto il centrodestra supererebbe, per i sondaggi politici ISPO, il centrosinistra. La coalizione guidata da Berlusconi starebbe infatti al 33,9% (14 seggi) e quella guidata da Bersani al 30% (5 seggi). Conquista 3 seggi il centro con Monti con il 17,4% e 2 seggi il M5S con il 9,7%. Ancora nessun seggio per Rivoluzione Civile di Ingroia che in Veneto si fermerebbe al 5,8%.

Sempre un distacco di pochi punti percentuali premierebbe il centrodestra anche in Sicilia, che per i sondaggi elettorali 2013 ISPO si aggiudicherebbe 14 seggi in Senato con il 29,6%, mentre il centrosinistra si fermerebbe al 28,6% (5 seggi). Tre seggi invece sia per il MoVimento 5 Stelle che per il centro con Monti, rispettivamente al 18,3% e al 16,6%.

E se Rivoluzione Civile di Ingroia non incassa ancora nessun seggio al Senato visto che in Sicilia i sondaggi politici per le elezioni 2013 lo darebbero al 3%, ben diverso è il discorso in Campania dove raggiungerebbe l'8,3% e riuscirebbe a prendere quindi 2 seggi. In Campania, infatti, gli ultimi sondaggi politico elettorali danno vincente il centrosinistra al 32,5% (16 seggi al Senato) con dietro il centrodestra al 27,9% (6 seggi). Il centro con Mario Monti si attesterebbe invece al 14,5% (3 seggi) mentre il MoVimento 5 Stelle al 12,4% (2 seggi).

Trionfo per il centrosinistra anche nella Puglia governata da Nichi Vendola, visto che gli ultimi sondaggi politico elettorali ISPO lo danno al 33% (11 seggi). Il centrodestra in Puglia si fermerebbe al 29,2% (4 seggi), il centro con Monti al 17 (3 seggi), il MoVimento 5 Stelle al 12,9% (2 seggi) e Rivoluzione Civile di Ingroia al 5,6% (nessun seggio in Senato).

"Io sono sceso in campo di nuovo per vincere e sottrarre il Paese ad un futuro illiberale, come quello che penso garantirebbe la sinistra" continua quindi Silvio Berlusconi a La Telefonata di Belpietro, ribadendo come già in altre occasioni: "Desidero che l'Italia diventi un Paese finalmente governabile, e per questo al primo punto del nostro programma c'è la grande riforma dell'architettura costituzionale dello Stato, per dare al nostro Governo e al nostro Parlamento gli stessi poteri e le stesse regole di tutte le altre democrazie occidentali. Senza questa riforma costituzionale l'Italia resterebbe un Paese non pienamente governabile - precisando - La realizzazione della rivoluzione liberale finora non è stata possibile perché la nostra Costituzione non dà al governo italiano gli strumenti necessari per poter operare. E c'è un'altra difficoltà: un partito che sia al governo sostenuto da una coalizione con altri piccoli partiti ha l'eterna difficoltà di dover affrontare questi piccoli partiti, che normalmente non pensano al bene comune ma pensano soltanto all'interesse particolare del loro piccolo leader. E questo è un guaio che sono gli italiani a dover evitare, dando i loro voti non a questi partiti ma ad un unico grande partito che possa utilizzare questa maggioranza per modificare la Costituzione, come il PDL".

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