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Elezioni europee 2014 Italia: parità di genere a rischio incostituzionalità?

Il Senato ha approvato il ddl sulle elezioni europee che introduce la parità di genere nel 2019, con norma transitoria per la tornata elettorale del 25 maggio 2014. Se a qualcuno la "parità di genere" nelle liste elettorali piace molto, altri però storcono il naso, e ipotizzano anche il rischio di incostituzionalità.

Il Senato ha approvato con 157 sì, 34 no e 23 astenuti il ddl sulle elezioni europee che introduce la parità di genere dal 2019, quando "in ciascuna lista i candidati dello stesso sesso" non potranno "eccedere la metà". Inoltre, approvato un emendamento che prevede per la parità di genere una norma transitoria, che si applicherà alle elezioni europee di quest'anno. Se il 25 maggio 2014 l'elettore esprimerà tre preferenze, una di queste dovrà obbligatoriamente riguardare un candidato di sesso diverso rispetto agli altri due. Se quindi l'elettore, alle elezioni europee del 25 maggio 2014, adotterà tre preferenze dello stesso sesso, la terza verrà annullata. Nel 2019, invece, sarà introdotta la presenza paritaria nelle liste, con l'alternanza nel ruolo di capolista e la preferenza di genere, con seconda e terza preferenza annullate se il principio non verrà rispettato. Se a qualcuno la "parità di genere" nelle liste elettorali piace molto, altri però storcono il naso, e ipotizzano anche il rischio di incostituzionalità. L'elettore, infatti, rischia di veder limitata la sua liberà di scelta nell'eleggere il proprio rappresentate. Ecco rispolverata quindi la saggia "teoria del punto critico" di Luigi Einaudi, superato il quale un fenomeno da positivo diventa negativo.

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