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Elezioni europee 2014 Italia, Senato: accordo parità di genere. Come si vota

Trovato al Senato l'accordo per l'introduzione della parità di genere nelle liste per le elezioni europee. Per le consultazioni del 25 maggio 2014 la norma sarà transitoria mentre nelle elezioni del 2019 ci sarà la presenza paritaria nelle liste. Ecco come si vota. Soddisfazione per aver raggiunto una mediazione all'interno del PD.

Trovato al Senato l'accordo per l'introduzione della parità di genere nelle liste per le elezioni europee. Per le consultazioni del 25 maggio 2014 la norma sarà transitoria, e ci sarà l'annullamento della terza preferenza se non si rispetta l'alternanza. Ipotizzabili quindi preferenze dello stesso genere per le prime due preferenze ma non per la terza. A partire dal 2019, invece, ci sarà la presenza paritaria nelle liste, l'alternanza nel ruolo di capolista e la preferenza di genere con seconda e terza preferenza annullate se il principio non viene rispettato.

"Il punto di sintesi è stato trovato al termine del confronto tra gruppi parlamentari e il governo. A chi non si trova d'accordo voglio dire che lo capisco, perché nemmeno io ero d'accordo, ma c'è una larga maggioranza che sostiene la proposta e non se ne può non tener conto. Sapremo nel futuro se quella di oggi è una vittoria parziale o una sconfitta. Oggi chiudiamo l'iter parlamentare nei termini condivisi da gran parte dell'aula" sottolinea la senatrice del PD Doris Lo Moro, mediatrice della proposta sulla parità di genere. A non trovarsi d'accordo è per esempio Elena Fattori del MoVimento 5 Stelle, che ha ritirato la firma dal disegno di legge per la parità di genere alle elezioni europee perché considererebbe l'accordo una "truffa a danno delle donne". Valeria Fedeli, senatrice del Partito Democratico, sottolinea però che la decisione della senatrice del M5S "è in contraddizione con il fatto che il suo gruppo ha comunicato che avrebbe comunque votato contro il ddl, che la Fattori aveva firmato, ancor prima della mediazione proposta dalla relatrice Lo Moro". Fedeli sottolinea quindi che l'accordo raggiunto oggi "rappresenta un primo passo per introdurre un meccanismo per il riequilibrio di genere nel sistema di elezione dei componenti del Parlamento europeo che oggi è composto solo per il 31% da donne, dato ancora troppo basso".

"Come è noto, noi avremmo voluto altro" precisa anche la senatrice Rita Ghedini, segretaria d'Aula del gruppo del PD, ricordando: "Il Partito Democratico, che ha regole interne precise in quanto a rispetto della democrazia paritaria ampiamente dimostrate sia dalla composizione dei gruppi parlamentari che da quella del governo, ha presentato un disegno di legge che prevede parità di genere al 50 per cento e la doppia preferenza di genere. Questa è la nostra posizione, che tuttavia non è maggioritaria nell'aula di Palazzo Madama". Anche Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari Costituzionali, sottolinea che l'accordo sulla parità di genere alle elezioni europee è frutto di una "mediazione", evidenziando: "E siccome il detto 'chi troppo vuole nulla stringe' non ci piace, questo disegno di legge consente l'immediato, anche se parziale, riequilibrio di genere in una legge che non aveva norme sulla parità". Anna Finocchiaro quindi conclude che "nel complesso questo è un risultato che ci permetterà di combattere da una posizione di maggiore forza la battaglia per la democrazia paritaria necessaria per riequilibrare l'Italicum e raggiungere così l'obiettivo di un'adeguata rappresentanza femminile nel prossimo Parlamento".

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