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Comunali, urne aperte 2 giorni. Per Renzi astensione non è più "scelta legittima"

A quanto pare per il governo Renzi c'è astensione e astensione. Per il referendum sulle trivelle l'astensione era "una scelta legittima" come afferò Matteo Renzi. Ma alle elezioni amministrative 2016 non c'è l'ambiente ma la poltrona ed ecco quindi pronto un decreto per allungare l'apertura dei seggi.

A quanto pare per il governo Renzi c'è astensione e astensione. Quando si trattava di andare a votare per il referendum sulle trivelle, per il premier Matteo Renzi e tutta la segreteria del PD l'astensione era "una scelta legittima" e persino per l'ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano era "un modo per esprimere la convinzione dell'inconsistenza e della pretestuosità" dell'iniziativa. Quando però in ballo non c'è l'ambiente ma la poltrona, ecco che l'astensione può diventare pericolosa e il governo riesce a varare ad appena 3 settimane dalle elezioni amministrative 2016 un decreto per allungare l'apertura dei seggi.

Durante il Consiglio dei Ministri di questo pomeriggio il governo dovrebbe approvare infatti un decreto che estenderà le elezioni comunali anche a lunedì 6 giugno e a lunedì 20 giugno per i ballottaggi. Ovviamente, per tutto questo ci sarà un aggravio dei costi (si stima circa 400 milioni di euro) a cui bisogna aggiungere quelli spesi (inutilmente) per il referendum sulle trivelle visto che l'esecutivo non ha voluto fare l'election day proprio per il timore che troppi cittadini sarebbero andati a votare e si sarebbe raggiunto il quorum.

Ma non solo, il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha già annunciato che per il referendum costituzionale (quello sì) le urne dovranno rimanere aperte per due giorni. L'obiettivo implicito è quello di far confluire il lunedì chi vorrebbe veder approvata la riforma della Costituzione dopo la prevedibile valanga di voti che arriverà dal fronte del No durante la giornata di domenica. In sostanza, una retromarcia sul voto in un solo giorno "del tutto strumentale" come denuncia Renato Brunetta di Forza Italia "fatta dal Presidente del Consiglio non per favorire la democrazia o la partecipazione, ma con il solo scopo, secondo lui, di portare acqua al suo mulino. Il premier ha paura".

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