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No Elettrosmog: Renzi vara strategia banda larga, nonostante diffida a governo

Prima della presentazione da parte di Matteo Renzi del piano nazionale per la Banda Ultralarga 70 fra medici, fisici, biologi, ricercatori e 50 tra associazioni e comitati hanno firmato una petizione e inviato una lettera aperta alle maggiori istituzioni per "diffidare i membri del governo" ad innalzare i limiti dei campi elettromagnetici e installare WiFi in scuole ed ospedali. Appello rimasto totalmente inascoltato.

Sembra cadere già nel vuoto l'appello firmato a fine febbraio da oltre 70 fra medici, fisici, biologi, ricercatori e 50 tra associazioni e comitati, contro la modifica dei limiti dei campi elettromagnetici attualmente in vigore in Italia. Il 21 febbraio scorso si è infatti tenuto a Roma il workshop sull’elettrosmog che ha fatto il punto sui due piani del governo per lo sviluppo della banda larga i quali comprenderebbero, come riporta in un comunicato stampa il Coordinamento dei Comitati di Roma Nord:
- fino a 87 Volt/metro, cioè un livello fino a 14.5 volte più elevato, per le frequenze delle comunicazioni in onde lunghe e delle emissioni radiofoniche in onde lunghe, medie e corte a modulazione d'ampiezza.
- 28 v/m, cioè un livello quasi 5 volte più elevato, per le frequenze delle comunicazioni e delle emissioni radiofoniche in onde corte a modulazione d'ampiezza, delle emissioni radiofoniche a modulazione di frequenza e delle emissioni radiotelevisive.
- fino a 61 v/m, cioè un livello oltre dieci volte più elevato, per le frequenze delle emissioni radiotelevisive e della telefonia mobile, fra cui quelle della nuova generazione (LTE), e dei ponti radio.

Il 3 marzo, però, il governo presenta il nuovo piano nazionale per la Banda Ultralarga che propone invece di "uniformarsi ai limiti degli altri Paesi europei in materia di elettromagnetismo". La Rete Elettrosmog-Free Italia fa notare come l'esecutivo "invece di dire innalzamento dei limiti per avvicinarsi a quelli di alcuni paesi europei in questa frase si scarica sull'Europa la imposizione dei limiti", e chiarisce: "Questo è falso perché l'Europa ha dato dei valori LIMITE che possono benissimo essere non raggiunti, come è stato finora". Tanto che i comitati no elettrosmog da anni chiedono al contrario "l'abbassamento da 6 a 0,6 V/m".

Attraverso una petizione (diffusa prima del CdM del 3 marzo), ricercatori istituzionali indipendenti, medici, fisici, biologi, ingegneri, associazioni nazionali e locali, hanno quindi inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, ai Presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso, ai Deputati e ai Senatori, ai Deputati italiani del Parlamento Europeo, ai Presidenti delle Regioni e al Presidente dell'Anci in cui diffidano "i membri del Governo dall'attuare il rilassamento degli attuali livelli di protezione della popolazione dai campi elettromagnetici di radiofrequenza e microonde in quanto la normativa italiana attuale è già adeguata e contemplata alla raccomandazione 1999/519/CE nei Considerando". Nello stesso appello si sottolinea anche che "la diffusione pressoché ubiquitaria di tali dispositivi (WiFi, ndr) per le telecomunicazioni (..) non solo è irrazionale perché potrebbe essere sostituita da connessioni via cavo più efficienti e sostenibili, ma comporta seri danni alla salute nonché gravi rischi per la specie Umana, compromettendo la capacità riproduttiva, le capacità neuro-cognitive e la conservazione del genoma".

Nella petizione viene infatti ricordato: "Nell'ultimo decennio si sono profusi gli appelli da parte della comunità scientifica per l'adozione di limiti di sicurezza più restrittivi. Quelli attuali sono obsoleti perché tengono conto solo del riscaldamento prodotto dal campi elettromagnetici (effetti termici), mentre importanti effetti biologici avvengono anche per esposizioni a campi elettromagnetici deboli, a livelli non termici. L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato nel 2011 la radiofrequenza come 'possibile cancerogeno per l'Uomo' in Classe 2B e nel 2014 nuove pubblicazioni scientifiche suggeriscono una classificazione maggiore: uno studio italiano propone di considerare la radiofrequenza 'probabile cancerogeno per l'Uomo', uno studio svedese e uno francese propongono la classificazione come 'sicuro cancerogeno per l'Uomo' ".

Proprio per questo, scienziati e comuni cittadini si sono uniti nel firmare un appello dove si chiede a Governo e Parlamento di adottare le seguenti misure urgenti:
- abrogazione immediata dell'Art. 14, comma 8, del 'Decreto Sviluppo bis', al fine di riportare la misurazione dei campi elettromagnetici su una media di 6 minuti anziché di 24 ore;
- approvazione di un decreto attuativo della Legge 36/2001 per quanto riguarda i dispositivi mobili con l'adozione degli stessi limiti di esposizione delle antenne fisse;
- revisione dei limiti di esposizione per tutte le radiofrequenze e le microonde a 0,6 V/m per i luoghi ove si permanga per più di 4 ore e di 0,2 V/m come obiettivo di qualità, come promosso dalla Risoluzione 1815 del maggio 2011 dall'Assemblea Plenaria del Consiglio d'Europa (punto 8.2.1) basandosi sulle posizioni dell'ICEMS e di Bioinitiative;
- promozione di investimenti pubblici e detassazione per la connettività in fibra ottica e via cavo che è la tecnologia più efficiente e completamente sicura per la salute;
- divieto di installazione di reti Wi-Fi negli asili e nelle scuole frequentate da bambini al di sotto dei 16 anni, nei luoghi di cura e negli ospedali, in tutti i luoghi ove operano professionisti il cui lavoro richiede concentrazione e precisione, come le sale operatorie, perché la radiofrequenza del Wi-Fi promuove lo stress ossidativo e interferisce con la vitalità cellulare e con la funzione riproduttiva;
- obbligo da parte delle Agenzie di Salute Pubblica di assumere le proprie valutazioni del rischio per la salute connesse alla radiofrequenza, selezionando gli studi scientifici indipendenti ed escludendo quelli finanziati dall'industria dell'energia e delle telecomunicazioni o da fondazioni ed enti no-profit sovvenzionati dalla stessa;
- obbligo per gli enti locali di adottare piani regolatori degli impianti radioelettrici e di telefonia mobile, attraverso la modifica dell'art. 8, 6° comma della Legge Quadro 36/2001.

Nonostante la diffida e tali richieste, nella Strategia per la Crescita Digitale del governo sono previsti al contrariio "numerosi e diffusi hot spot WIFI, soprattutto nei luoghi pubblici di maggiore frequentazione" tra cui proprio scuole ed ospedali.

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