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Coordinamento Roma Nord: proposta n. 114/2014 non minimizza esposizione da elettrosmog

Il Coordinamento dei comitati di Roma Nord contro l'elettrosmog critica la proposta di deliberazione del Consiglio di Roma Capitale n. 114/2014 poiché "non dimostra di poter raggiungere il più importante degli obiettivi dichiarati nella premessa, cioè la minimizzazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici (cem) emessi dalle antenne delle stazioni radio base dei gestori telefonici".

Giovedì 23 ottobre, alle ore 14:30, si è riunito il Consiglio comunale di Roma Capitale presso la sede del Municipio VII Piazza di Cinecittà. Tra i vari argomenti iscritti nell'ordine del giorno anche la proposta di deliberazione per espressione parere sulla proposta n. 114/2014 (a firma dei Consiglieri Azuni e De Luca) sul "Regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della Legge n. 36 del 22 febbraio 2001 e per la redazione del Piano, ex art. 105, comma 4, della NTA del PRG vigente, nonché per adozione di un sistema di monitoraggio delle sorgenti di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico" (Prot. n. RC/12783/2014).

Critico però il Coordinamento dei comitati di Roma Nord contro l'elettrosmog, che in una nota sottolineano che la proposta di deliberazione del Consiglio di Roma Capitale n. 114/2014 "non dimostra di poter raggiungere il più importante degli obiettivi dichiarati nella premessa, cioè la minimizzazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici (cem) emessi dalle antenne delle stazioni radio base dei gestori telefonici. Ma neanche di poterla contenere". Il coordinamento dei comitati di Roma Nord ne elenca quindi i motivi:
1. La proposizione di localizzazioni per sistemi di microcelle che determineranno una sensibile minor distanza delle sorgenti dalla popolazione, seppur con una minore potenza di trasmissione, e un loro maggior numero in quanto l’area di copertura della microcella è assolutamente contenuta. E ciò invece di verificare a priori quale potrebbe essere, in questo processo di completa proliferazione delle antenne, la migliore combinazione di tipologie di celle al fine di ridurre l’esposizione della popolazione ai cem.
2. Il divieto all’installazione soltanto sopra i luoghi sensibili (asili nido, scuole, ospedali, case di cura e di riposo, oratori, orfanotrofi, parchi gioco), invece che anche intorno ad essi. Quest’ultimo divieto è già presente nel protocollo d’intesa fra il comune di Roma e i gestori telefonici e, in un mondo normale, dovrebbe essere sancito in un valido regolamento.
3. La deroga al suddetto divieto se quei siti, per le attività in essi svolta, richiedono una puntuale copertura radioelettrica. Quindi il diritto costituzionale alla salute viene subordinato alla necessità del servizio.
4. La possibilità di installare impianti provvisori, anche fino ad un anno, in attesa del compimento delle procedure di pianificazione dei siti programmati, stabilendo così una norma senza precedenti e in assoluto favore dei gestori telefonici.
5. Nessun obbligo per il gestore di giustificare tecnicamente il piano di sviluppo annuale della propria rete.
6. La disposizione di mascherare e mimetizzare le sorgenti per motivi paesaggistici, estetici e di decoro urbano, sottoponendo la popolazione ad un’esposizione inconsapevole.

Il Coordinamento dei comitati di Roma Nord evidenzia inoltre che "il criterio di monitoraggio continuo basato soltanto sulla misura intorno alle sorgenti appare irrealizzabile a causa del loro elevatissimo numero presente nel territorio comunale (dell'ordine delle migliaia), tenendo conto che ogni stazione radio base è costituita da più celle, che ognuna di queste agisce indipendentemente dalle altre perché dedicata ad una diversa zona di copertura e che, in base a quanto stabilito dall’art. 14 della Legge 221/12, sono necessarie 24 ore per ogni misura puntuale". Pertanto, prosegue la nota, "un monitoraggio non eludibile, efficace, certo e continuo dei cem richiederebbe risorse molto ingenti e non compatibili, né tecnicamente, né economicamente, con nessuna struttura tecnica di controllo oggi disponibile o prevedibile in futuro. - aggiungendo - Sarebbe invece necessario che i gestori della telefonia mobile, a proprie spese, dotassero le stazioni radio base di centraline di monitoraggio continuo delle potenze di trasmissione e dei livelli di cem irradiati, gestite nell’ambito delle attività di vigilanza e di controllo istituzionale".

Infine, Coordinamento dei comitati di Roma Nord denuncia il fatto che nella proposta di deliberazione è inserita "una norma relativa alla non diffusione da parte di Roma Capitale dei dati caratteristici dell'impianto, in contrasto con l’art. 9 della Legge 241/90 e in contraddizione con le intenzioni dichiarate nel processo partecipativo definito nella stessa proposta di regolamento". Il Coordinamento dei comitati di Roma Nord fa notare infatti che questa norma precluderà "a qualunque soggetto portatore di interessi pubblici o privati, nonché ai soggetti portatori di interessi diffusi (comitati e associazioni), qualsiasi possibilità di verifica che l’impianto di telefonia mobile funzionerà o stia funzionando secondo quanto dichiarato nel progetto" poiché "per eseguire tale verifica è infatti necessario conoscere le potenze di trasmissione, i guadagni d'antenna, gli angoli di puntamento e di inclinazione delle antenne, i loro diagrammi di irradiazione e i grafici dei livelli di campo elettromagnetico complessivi intorno alla sorgente".

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