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Brunetta: Wi-Fi in tutte le scuole. Dubbi su bambini ed elettrosmog

Brunetta promette le scuole dotate di Wi-Fi, e sogna "di rendere possibile il Wi-Fi a tutti i bambini delle elementari". Inevitabile il dibattito sull'elettrosmog e sull'opportunità di aggiungere una nuova fonte di onde elettromagnetiche soprattutto nei luoghi frequentati dai più piccoli.

Una volta c'era l'Hi-Fi ed era musica per le orecchie. Anche Lucio Battisti, nel suo splendido album "E già" del 1982 diceva a proposito di Hi-Fi "la melodia fa miracoli si sa". Ma i tempi sono cambiati, e l'aria dei Pooh che "diventa elettrica" (Chi fermerà la musica, Buona fortuna, 1981) nel terzo millennio rischia di esserlo solo a causa dell'elettrosmog. E se prima la voglia "sociale" era quella di "ascoltare" in alta fedeltà grazie ai sistemi audio Hi-Fi, oggi la necessità "social" è quella di comunicare (cinguettare, postare) grazie ad una "nuova" tecnologia sulla bocca di tutti: il Wi-Fi. La "rete" per l'Uomo 2.0 deve essere ognidove e, decaduta l'odiosa legge Pisanu (forse più per dare il via libera ai tablet che per un afflato di libertà di pensiero), l'entusiasmo per il "wireless ovunque" arriva anche nelle scuole. Renato Brunetta ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione non a caso annuncia, in occasione dell'apertura del Forum PA a Roma che "da oggi 10 mila scuole italiane potranno prenotarsi per avere installato il Wi-Fi. Questa tecnologia sarà la dotazione di tutti gli istituti italiani". Brunetta è un entusiasta del progetto Wi-Fi nelle scuole e afferma: "Il mio sogno è di rendere possibile il Wi-Fi a tutti i bambini delle elementari ma non ho ancora trovato i soldi", come si legge su La Repubblica (http://is.gd/xnXALB). Il costo per portare il Wi-Fi nelle scuole infatti sembra che sia di circa dieci milioni di euro di cui 5 saranno messi dallo Stato e si attende che il rimanente sia gentilmente donato da enti, fondazioni e magari anche sponsor "tecnici" ormai sdoganati nella scuola italiana. Intanto un portale istituzionale che accetta "prenotazioni" per il Wi-Fi è già aperto e si chiama "Scuola mia" (scuolamia.pubblica.istruzione.it). Sulla home page del portale campeggia il simbolo "Scuole in Wi Fi" e con un clic si può leggere che l'istituto che ne farà richiesta riceverà un "kit Wi-Fi". L'obbiettivo di Scuole in Wi-Fi, si legge sempre nel portale istituzionale, è quello "di consentire ad un numero crescente di istituzioni scolastiche di realizzare reti di connettività senza fili (WiFi) interne agli edifici per offrire servizi innovativi, sia di tipo didattico che amministrativo, a docenti e studenti. Possono richiedere la fornitura oggetto del presente Avviso tutte le istituzioni scolastiche principali statali di ogni ordine e grado del territorio nazionale". Qualche genitore però, paradossalmente, è felice che il ministro Brunetta non abbia ancora "trovato i soldi" per il suo "sogno" visto che ha dei seri dubbi sull'esposizione "costante" alle onde elettromagnetiche sui proprio piccoli. In altre parole, preferirebbe il vecchio "cavo". Alcuni genitori difatti si domandano legittimamente se sia davvero il caso di "esporre" il proprio figlio (soprattutto alle elementari) a cinque ore al giorno per quasi tutto l'anno alle onde del Wi-Fi. L'inquinamento elettromagnetico difatti non è una vaga immaginazione ma un serio problema che ha fatto fare dietrofront sul wireless a tutti i costi a molte istituzioni pubbliche, soprattutto in Francia e in Germania. Anche se molto timidamente, visto l'entusiasmo popolare per il "senza fili" e gli immensi interessi (annessi e "connessi") del "mobile", spuntano degli studi che mettono in guardia dalla sovraesposizione alle "onde". C'è ancora molto materiale che si può ancora trovare sulla rete (molto come sempre è "sparito"), ad esempio questo "vecchio" articolo riassuntivo del Corriere della Sera "'Il Wifi fa male' e Parigi lo disattiva" (http://is.gd/t7gWcL), e anche una conosciuta interrogazione parlamentare sulla questione (presentata dai deputati radicali della Rosa nel Pugno Donatella Poretti, Marco Beltrandi, Sergio D'Elia, Bruno Mellano, Maurizio Turco) che citava anche una lettera dell'Aduc a Livia Turco (http://is.gd/ROCvBF), ministro della Salute dell'epoca. Ancora oggi la questione se il Wi-Fi abbia o meno degli "effetti collaterali" è ancora aperta, ma è chiaro che debba valere il "principio di prudenza" soprattutto per i bambini. In un articolo del 22 aprile del 2007 dell'Indipendent "Pericolo nell'etere: la rivoluzione del Wi-Fi è una bomba ad orologeria per la salute?" scritto da Geoffrey Lean (e tradotto per PeaceLink da Valentina Burresi http://is.gd/UMN3LC) si legge che "Il Prof. Leif Salford, della Lund University - che ha dimostrato che le radiazioni uccidono le cellule celebrali- è profondamente preoccupato anche per l'aggiunta del Wi-Fi allo 'smog elettronico'. C'è particolare preoccupazione per i bambini in parte perché sono più vulnerabili - dato che i loro crani sono meno spessi e il loro sistema nervoso è ancora in via di sviluppo - e perché subiranno una maggiore esposizione alle radiazioni durante la loro vita".

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