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Diritto d'autore: UE vuole tassa sui link. Citazioni saranno impossibili

La Commissione europea sta pensando di varare una nuova norma che renderebbe, nei fatti, "impossibile qualsiasi citazione di testo con un danno enorme per i piccoli editori e per il digitale" avverte l'Associazione nazionale stampa online (Anso). Il nuovo diritto sui "frammenti di testo" aprirebbe inoltre alla "tassa sui link".

Sono milioni i cittadini europei che attendono con ansia i risultati del referendum in Gran Bretagna sull'uscita dall'Unione europea, in programma giovedì 23 giugno 2016. Sono coloro che sperano che la Gran Bretagna possa dare quel segnale che la Grecia non è riuscita a fornire, poiché alla fine gli ellenici hanno preferito accettare un ulteriore salasso (leggi austerity) piuttosto che rischiare e cominciare di nuovo a camminare con le proprie gambe. La Brexit infatti scatenerebbe un vero e proprio "esodo generale" e "la disintegrazione dell'Unione europea diverrebbe praticamente inevitabile", come prevede George Soros. E molti europei considerano questo scenario non una catasfrofe ma una benedizione, visto che più passa il tempo più l'UE si sta trasformando in una vera dittatura in mano alle multinazionali (e i trattati CETA e TTIP lo dimostrano).

Non si può spiegare altrimenti, per esempio, il fatto che la Commissione europea (ricordiamo unico organo con potere decisionale anche se non eletta da nessun cittadino europeo) stia pensando di varare una nuova norma che renderebbe, nei fatti, "impossibile qualsiasi citazione di testo con un danno enorme per i piccoli editori e per il digitale" come avverte l'Associazione nazionale stampa online (Anso).

L'UE infatti vorrebbe creare un nuovo diritto sui "frammenti di testo" a livello europeo: nella sostanza una norma che renderebbe impossibile la citazione. L'Anso spiega: "La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sulla creazione di un nuovo 'diritto connesso' (una speciale tipologia di diritto d'autore) a livello europeo per gli editori di notizie, libri, riviste scientifiche, mediche e tecniche".

Marco Giovannelli, presidente dell'associazione, avverte quindi: "Si tratta del più chiaro segnale a oggi che la Commissione sta pensando di creare nuovi 'diritti accessori'. Tali nuovi diritti possono sembrare simili alla 'tassa sui frammenti di testo' introdotta in Spagna e Germania, ma potrebbero risultare ancora più ampi e coprire non solo gli editori di notizie, ma anche gli editori di libri e riviste scientifiche e interessare non solo i frammenti di testo ma anche tutte le attività offline e online".

Questi nuovi "diritti accessori" però rischiano di diventare una vera e propria "tassa sui collegamenti ipertestuali" (cioè i link) poiché "è difficile concepire i collegamenti ipertestuali senza un breve testo descrittivo o un titoletto" sottolinea l'Anso, che evidenzia come sia "un dato di fatto, poi, che alcuni editori (leggi grandi editori, ndr) continuino a spingere per una legge sul diritto d'autore che sottoponga i collegamenti ipertestuali ad autorizzazione".

L'obiettivo appare chiaro: il sogno di una internet sinonimo di cittadinanza digitale e di sapere condiviso cozza con gli interessi delle multinazionali che oltre al mercato devono dominare anche il pensiero, per renderlo definitivamente unico. E come nelle migliori dittature del pensiero tutto questo viene fatto in nostro nome (e ovviamente per il nostro bene), tanto che la "trasparente" Commissione europea apre addirittura ad un dibattito pubblico (il 15 giugno è la data ultima per intervenire), ben sapendo che la stragrande maggioranza della popolazione è analfabeta funzionale.

L'Associazione nazionale stampa online "insieme con un numero sempre maggiore di editori, si oppone alla creazione di un nuovo diritto sui frammenti di testo a livello europeo che penalizzerebbe gli editori tradizionali e l'editoria digitale" e lancia un appello: "Se gli editori che ritengono che si tratti di un errore non si fanno sentire, Bruxelles continuerà a pensare che gli editori sono a favore di questi nuovi diritti. - aggiungendo - Siamo nella posizione migliore per opporci e per indirizzare il dibattito verso misure che possano davvero sostenere l'editoria in Europa".

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