le notizie che fanno testo, dal 2010

Hortum machina: drone giardino che cammina per la città

Si chiama "Hortum machina, B" ed è un drone a forma di giardino (che cosa sia una "forma di giardino" merita la lettura) che a Londra, grazie all'intuito di alcuni giovani architetti, sta rendendo più "verde" la città. Tra macchine che si guidano da sole e droni volanti, il giardino semovente era una logica conseguenza.

Philip K. Dick nel suo celebre romanzo di fantascienza "Do Androids Dream of Electric Sheep?" (cioè "Gli androidi sognano pecore elettriche?") profetizzava un pianeta Terra quasi sterile (famose sono nel libro le "braghette di piombo" obbligatorie per le radiazioni), dove possedere un animale "vero" era un lusso inarrivabile ed i vicini di casa mostravano il loro benessere acquistando copie sempre più raffinate di animali "elettrici" praticamente indistinguibili dagli originali "naturali". Ecco spiegato il sogno paradossale degli androidi che, non essendo umani ma "simulacri degli umani", probabilmente sognavano simulacri elettrici delle pecore.

Il futuro si presenta sempre più vicino alle profezie di Dick, dato che nel nostro mondo le radiazioni ci sono già (Fukushima e Chernobyl, per esempio), mentre le pecore elettriche stanno per arrivare. O quantomeno, sta per arrivare il loro prato. Elettrico. William Victor Camilleri e Danilo Sampaio all'Interactive Architecture Lab della Bartlett School of Architecture (University College di Londra) hanno infatti realizzato un "orto" che cammina. O meglio, un insieme di piante che, montate su una struttura geodetica, si "autorotola" per esporsi al Sole o all'ombra, per ricevere pioggia o semplicemente per seminare piante autoctone.

Questo esperimento di architettura verde si chiama "Hortum machina, B" e si può ammirare in un video che spiega la sua filosofia. Per chi non potesse vedere il video in questo momento, cerchiamo di spiegare a parole questo "giardino che cammina". Immaginate una sfera geodetica con il diametro di circa tre metri che, al suo interno, ha un'altra sfera occupata da delle piante. L'aspetto, a colpo d'occhio, è quindi di una gabbia rotonda dipinta di bianco, con un nocciolo verde. Questa sfera geodetica, cioè l' "Hortum machina, B" va a passeggio per la città "sbilanciandosi".

Il nucleo verde infatti, non è altro che un grosso portavasi sezionato in esagoni che, a seconda delle esigenze fisiologiche della pianta, viene portato verso l'esterno da un pistone e, pertanto, sbilancia il baricentro della sfera facendola ruzzolare. Riepilogando, la gabbia con dentro i portavasi che uniti formano un nocciolo verde, quando uno di loro fuoriesce dal centro, sbilancia la sfera, e le permette di girare lentamente per Londra, con grande stupore (ma anche no) dei passanti. Ovviamente "Hortum machina, B" deve procedere in piano, dato che in salita lo "sbilanciamento" non funziona come forza motrice.

William Victor Camilleri e Danilo Sampaio spiegano che "Hortum machina, B" è una sorta di giardino interattivo che interagisce appunto con la natura circostante, "in ordine: con il Sole, il verde, l'uomo". Non a caso "Hortum machina, B" fa parte del progetto reEarth che esplora nuove forme di "bio coperazione tra le persone e la natura all'interno dell'ambiente costruito". E cioè delle nostre allegre e vivibili città.

Il team che ha progettato l' "orto semovente" è cristallino nella sua visione del domani: "Nel prossimo futuro, fatto di auto che si guidano da sole, veicoli volanti a guida autonoma (non solo droni, ndr), e apparentemente infinite altre forme robotiche intelligenti che convivono il nostro ambiente costruito, si inserisce Hortum machina, come un cyber giardiniere urbano speculativo". Perché ovviamente va sottolineato che, pur avendo dei vasetti verdi all'interno del nucleo geodetico (vasetti simili a quelli usati per creare i "muri verdi"), "Hortum machina" è sempre un agghiacciante drone che, sotto sotto, guarda il mondo circostante con gli occhi rossi e inquietanti di Terminator.

Il giardino drone muove i suoi pistoni per sbilanciarsi non a caso: nei suoi vasetti ci sono dei sensori che misurano le reazioni di stress delle piante che, ovviamente, reclamano luce, calore ed acqua. E così il cervello elettronico di "Hortum machina" sposta il pistone con i vasetti per metterne in luce degli altri. Pensate che triste per una pianta stare a testa in giù "cotta" dal calore dell'asfalto. Ovviamente il drone giardino, che cerca pecore elettriche per diventarne il prato, deve anche avere a che fare anche con una popolazione "speculativa" che collabori, rispetti la natura, e che desideri che le sementi autoctone invadano i marciapiedi.

Immaginate quindi in un "ambiente costruito" di uno dei quartieri a scelta della vostra città italiana che fine farebbe un "Hortum machina" che cammina per la classica piazzetta dello spaccio. Il geode diventerebbe un ricettacolo di immondizia ambulante, un palo geodetico mobile per la pipì dei cani (che ovviamente hanno un collare intelligente al collo), una superficie imbrattata da spray vari e volantini per la festa in discoteca, mentre la criminalità organizzata userebbe i vasetti di "Hortum machina" per nascondere le bustine di droga che il drone giardiniere porterebbe, attirato dagli specchi ustori di zia Maria, a sicura destinazione. Ma a Londra, nei luogi di potere dove si progetta un mondo di macchine che si guidano da sole, su autostrade sotto le quali vivono le bidonville di poveri migranti, l'orto che cammina piace e tanto. Chissà se un povero migrante sogna un'insalata che cammina?

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: