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Funghi allucinogeni: quando il "good trip" dura per sempre

I "funghi magici", traduzione di "magic mushrooms", sono i "funghetti allucinogeni" che, nell'immaginario collettivo, appartengono sempre al racconto dell'amico che è andato ad Amsterdam per farsi "un viaggio", ovviamente per vedere i monumenti della città. Nuova ricerca scientifica sull'argomento.

I funghi allucinogeni, chiamati in gergo "funghetti","funghi magici" o "magic mushrooms" sono una droga a tutti gli effetti tanto che, come si legge su Wikipedia "in Italia la normativa vigente vieta la commercializzazione di specie appartenenti ai generi Psilocybe e Stropharia, equiparandoli penalmente a qualsiasi altra droga" (http://is.gd/gNEWR9). Su questi funghi e sulle sostanze allucinogene continuano però le ricerche scientifiche, in ambienti controllati, e con l'approvazione dei comitati etici. Dalla prestigiosa John Hopkins University arriva in questi giorni la notizia di una ricerca in cui gli effetti del consumo "controllato" di questi funghi allucinogeni, contenenti psilocibina, potrebbe "durare" tutta la vita. Una singola dose elevata di psilocibina, principio attivo allucinogeno presente in questi "magic mushrooms", avrebbe infatti determinato un cambiamento di personalità della durata di almeno un anno in circa il 60 per cento dei 51 partecipanti volontari che si erano sottoposti all'esperimento della Johns Hopkins University. Il cambiamento della personalità sarebbe "positivo" e relativo all'"apertura mentale". L'esperimento è stato effettuato non in una "vasca di deprivazione sensoriale" come nell'emblematico "Stati di Allucinazione" (1980 regia di Ken Russell) ma in un più comodo divano dove i volontari sono stati invitati a sdraiarsi con delle maschere sugli occhi e della musica per concentrarsi sul sé interiore. Le "drug session", come le hanno chiamate gli stessi ricercatori, erano da due a cinque, separate da una pausa di tre settimane, duravano otto ore, ma solo in una veniva somministrato il principio attivo, mentre nelle altre l'effetto era solamente un placebo. I partecipanti ovviamente non sapevano in quale "drug session" avrebbero ricevuto una dose "moderata o alta" di psilocibina. I volontari erano oggetto di screening della personalità uno o due mesi dopo le "sessioni di droga", sia dopo 14 mesi. Il dottor Roland R. Griffiths, professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali della Johns Hopkins University School of Medicine, sia per il numero esiguo dei partecipanti, sia per una giusta prudenza, non si sbilancia e afferma di non sapere se i risultati della ricerca possano essere "generalizzati alla popolazione più ampia". Il ricercatore comunque pensa che i "funghetti" e il loro principio attivo possano in futuro avere degli effetti terapeutici di qualche tipo. D'altronde non sarebbe il primo a sostenerlo. Ciò che è interessante in questa ricerca è che i partecipanti erano comunque dei soggetti in qualche modo "predisposti" all'"openness", cioè all'apertura mentale, dato che i volontari erano "spiritualmente attivi", e partecipavano regolarmente a funzioni religiose, alla preghiera o alla meditazione. Chi infatti ha avuto gli effetti più "duraturi" sulla personalità, dopo aver assunto in laboratorio la psilocibina, è quello che ha avuto, come sottolinea lo stesso Griffits, una "esperienza mistica" ovvero ha avvertito il "senso di interconnessione con tutte le persone e le persone e le cose accompagnato da un senso di sacralità e di rispetto". Naturalmente durante l'esperimento non sono mancati quelli che si potrebbero definire "bad trip", termine che in gergo indica quando il "viaggio" con le sostanze allucinogene va storto. Inevitabili paura, ansia e tutti quegli effetti che, in un ambiente non "controllato" sono ovviamente molto pericolosi. La ricerca, approvata dal Comitato Etico Johns Hopkins e finanziata in parte dal National Institute on Drug Abuse è stata pubblicata sul Journal of Psychopharmacology (http://is.gd/u0kmz3).

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