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Doping Schwazer: DNA è del marciatore? Donati: rapporto di corruttela tra Iaaf e Russia

Sandro Donati, allenatore di Alex Schwazer, dopo la sospensione con effetto immediato del marciatore da parte della Iaaf denuncia: "Per colpire me è stato macellato un atleta innocente". Donati denuncia: "E' evidente il rapporto di corruttela reciproco che ha contrassegnato la relazione fra alcuni dirigenti della Iaaf e le autorità sportive russe, finalizzato ad insabbiare o a gestire in maniera addomesticata i casi di doping".

"Andrò al più presto alla procura della repubblica di Roma a rappresentare certe situazioni, ho molte cose da dire ma nei dettagli preferisco informare prima i magistrati. Per colpire me è stato macellato un atleta innocente che in passato ha sbagliato, ma che è un campione immenso che avrebbe sicuramente vinto a Rio la medaglia d'oro sia sui 20 chilometri che sui 50" denuncia Sandro Donati, che ha allenato Alex Schwazer dopo la sua squalifica per doping nel 2012.

Da allora, ha sempre assicurato Donati, Schwazer è stato più che "pulito" eppure, dopo l'oro vinto a Roma che gli ha regalato anche un pass per le Olimpiadi di Rio 2016 e la possibilità di riscatto, una provetta di urina dimostrebbe che il marciatore ha fatto uso di steroidi anabolizzanti.

L'8 luglio la Iaaf, la Federazione internazionale di atletica leggera, ha quindi sospeso con effetto immediato Alex Schwazer, dopo che le analisi del campione B hanno confermato i risultati del campione A. Schwazer quindi non potrà partecipare a Rio 2016. Il legale dell'altleta, Gerhard Brandstaetter, ha annunciato che impugnerà la sospensiva, convinti del fatto che ci sia stato un inquinamento esterno della provetta.

"Abbiamo in mano la prova che non si tratta di doping e che nella condotta di Schwazer tutto è stato regolare. C'è stato un intervento esterno sul prelievo, è evidente, già nel mese di maggio e ciò è estremamente grave" afferma infatti Brandstaetter. Anche Bruno Cappello, presidente della Fidal altoatesina, è certo che si tratti in "una frode ben fatta".

In sostanza, si sospetta che i metaboliti di testosterone sintetico trovati nella provetta non siano di Alex Schwazer. Per scoprirlo, bisognerebbe fare un test del DNA che però non fa parte del protocollo della Iaaf, la quale difficilmente concederà tali analisi. Il marciatore potrebbe quindi ricorrere ad un giudice, violando però in questo modo la clausola compromissoria che vieta agli atleti di ricorrere alla giustizia ordinaria (e di sottostare quindi a quella sportiva). Se quindi da una parte un giudice potrebbe ordinare il test del DNA, dall'altra Schwazer verrebbe squalificato e perderebbe comunque la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Rio 2016.

A far emergere il dubbio che i metaboliti di testosterone sintetico non siano di Schwazer il fatto che il campione di urina, prelevato il 1 gennaio 2016, è rimasto per 22 ore nel service di Stoccarda prima di essere inviato nel serio laboratorio biochimico di Colonia, che ha immeditamente confermato la negatività di Schwazer. A far insospettire, inoltre, il fatto che la Iaaf chieda di rianalizzare questa provetta proprio quando mancano pochi giorni dalla sua distruzione (che avviene dopo tre mesi dal prelievo).

Dalle analisi effettuate nel laboratorio di Colonia però solo un valore era al limite (3,46 su 4), quello sul testosterone - epitestosterone, inizialmente giustificato dal fatto che il prelievo è stato fatto il giorno di Capodanno e l'alcol può innalzare questi parametri. Perché invece la Iaaf non è rimasta convinta di questa valutazione, chiedendo quindi un approfondimento delle analisi?

Una prima risposta la fornisce a La Repubblica Sandro Donati che dichiara: "Questa storia porta con sé un messaggio molto chiaro: chiunque parla va messo fuori gioco, chi rompe il muro dell'omertà che c'è sul doping deve comunque pagarla cara". L'allenatore di Alex Schwazer riflette quindi: "Più persone mi hanno sottolineato come sia stato un grande azzardo da parte di Alex Schwazer accusare gli atleti russi di doping. Ed è evidente il rapporto di corruttela reciproco che ha contrassegnato la relazione fra alcuni dirigenti della Iaaf e le autorità sportive russe, finalizzato ad insabbiare o a gestire in maniera addomesticata i casi di doping".

Donati ammette quindi di avere "paura" per sé e per la propria famiglia, rivelando di aver avuto telefonate ed email minacciose che ha già consegnato alla magistratura. "La vicenda è stata in questo senso un'operazione quasi 'geometricamente perfetta'. Che lancia un avviso a tutti: di doping non si deve parlare, ce ne dobbiamo occupare solo noi istituzioni sportive e chi ne parla fuori fa sempre una brutta fine".

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