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Doping, CONI ribatte a Veronesi: no a liberalizzare EPO

Umberto Veronesi, oncologo nonché presidente dell'Agenzia per la Sicurezza nucleare, sembra aprire all'idea di legalizzare sostanze dopanti come l'EPO, ma prontamente gli risponde il CONI: "Abbiamo la responsabilità di tutelare i giovani e rispettare le leggi".

Umberto Veronesi, oncologo nonché presidente dell'Agenzia per la Sicurezza nucleare, avrebbe affermato, durante una intervista alla "Gazzetta dello Sport", della possibilità di legalizzare sostanze dopanti come l'EPO. Come si legge sul sito "Sport doping" (http://www.sportedoping.it), in medicina l'EPO "è utilizzata in quei pazienti con insufficienza renale cronica in cui facilmente diminuiscono i globuli rossi (anemia)". Ma se utilizzata per cercare di migliorare le prestazioni nello sport vi è il serio rischio di "ipertensione arteriosa, che è un noto fattore di rischio per malattie cardiovascolari come infarto del miocardio e ictus cerebrale". Gli effetti nella pratica sportiva, infatti, sono l'aumento "di ossigeno nei tessuti muscolari" favorendo "il recupero fisico durante le attività sportive". "Per questo motivo viene impiegata - spiega ancora il portale 'Sport doping' - soprattutto negli sport che richiedono sforzi prolungati, come il ciclismo" solo che "studi clinici su questi atleti hanno però evidenziato anche il conseguente aumento di accidenti cardiovascolari". Prima dell'EPO, per ottenere lo stesso risultato, gli sportivi utilizzavano "l'autotrasfusione di sangue". E' quindi il presidente del CONI Gianni Petrucci a commentare e a rispondere alle parole di Umberto Veronesi, affermando che pur rispettando lo scienziato non condivide "affatto quanto ha detto". "Non condivido il suo pensiero - continua - Come CONI, abbiamo la responsabilità di tutelare i giovani e rispettare le leggi".

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